Pier Giorgio Cozzi –

Non c’è che dire, Torino è proprio una città stupefacente. Altro che “bogianèn”. Di lei scriveva già Vittorio Messori: «Torino non era una copia in piccolo di Parigi anche perché, a differenza di questa, non fu città di sommosse, di barricate. È una città che produce eccentrici, solitari, genialoidi e talora tipi geniali, outsider, scrittori e pittori».

E che dire della sua Giunta, che ha scoperto la motivazione del personale? Il che, ammetterete, per un ente pubblico è un passo davvero poco consueto.

Il fatto. Non bastavano i semafori gay friendly di Via Roma. Adesso anche il riconoscimento in busta paga ai dirigenti comunali. Leggiamo su la Repubblica: «Torino, premi in busta paga ai dirigenti del Comune che combattono l’omofobia». Chi voglia conoscere più particolari, può digitare l’indirizzo in calce*.

Noi, vecchi praticanti del settore l’abbiamo sempre saputo che incentivare produce risultati: la piramide di Maslow chi l’ha divulgata se non noi? E le agenzie di incentive & motivation chi le ha introdotte nel mercato se non noi, uomini e donne del marketing & communication?

Spiega l’assessore alle Pari opportunità, Marco Giusta: «E’ una scelta che vogliamo rafforzare per due ragioni. La prima, evitare che le linee guida rimangano impegni generali: devono essere trasformate in azioni concrete.   La seconda: i progetti Lgbt, quindi gli obiettivi, non devono essere appannaggio di un solo settore, ma trasversali a tutto il Comune e a tutti i comparti, impegnando ogni dirigente nel raggiungimento del traguardo».

Solo che qui non si parla di mercato, né di produzione né di vendite, ma di comportamenti individuali remunerati con denaro sonante in busta paga.       Il che, se non ricordo male, non rappresenta proprio l’ortodossia della tecnica di incentive & motivation, almeno stando ai manuali specializzati.

Prima ancora di questa riflessione, però, qualche dubbio mi assale.

Il primo: rispetto degli orientamenti e pari opportunità delle persone non sono un must, una conditio sine qua non per tutti noi, pena il non poter attestarsi “persone civili”? C’è bisogno d’essere remunerati per adottare questo comportamento?

Secondo, di natura più prettamente tecnica: da chi (sindaco? assessori? giunta? consulenti esterni?…), con quali strumenti e con quali modalità verrà misurato  il raggiungimento dell’obiettivo prefissato? Chi ha avuto l’idea del premio per i dirigenti amministrativi torinesi avrà letto il testo edito da Franco Angeli A.A. V.V. – Valutare le pubbliche amministrazioni. Visioni dei valutatori italiani per performance e competitività o almeno le pagine del manuale di Marilde Motta sulle tecniche di misurazione degli incentive aziendali? Sperùma bin!

Mi domando, dato l’argomento, l’ethos: per spingere i dirigenti a combattere l’omofobia non era sufficiente una circolare, un ordine di servizio improntato alla moral suasion? Diamine, i dirigenti del comune di una città con una tradizione come quella della capitale piemontese non sono mica dei “baluba”, come si dice sotto la Mole. E poi: se si deve incentivarli a combattere l’omofobia, non si ammette implicitamente che di fatto costoro, senza il richiamo incentivante del premio in busta paga, discriminano?

Vedo poi un aspetto che non saprei definire altrimenti se non grottesco, ma è probabile (me l’auguro) che ciò derivi solo dalla mia ignoranza del bando comunale torinese: a una persona della categoria Lgbt operante negli uffici comunali, oppure a un cittadino recatosi allo sportello dei predetti si chiederà l’autocertificazione Lgbt? Sennò come si fa a sapere, faccio un esempio, che il capoufficio dell’ufficio comunale rilascia permessi di sosta per carico e scarico di merci non discriminando il richiedente per le sue caratteristiche “protette”?

Oppure che freno l’avanzamento di carriera di un mio sottoposto appartenente alla categoria Lgbt e dunque non merito il premio?                     Ho il sospetto che, come sempre più spesso accade in Italia, nel campo del politicamente corretto siamo costantemente più realisti del re. E che, come altrettanto sovente accade, nello Stato e parastato il concetto di meritocrazia conduce a un unicum che solo noi possiamo vantare: todos caballeros.

A proposito dell’intervento della mano pubblica in economia mi sembra che le lezioni di due economisti piemontesi doc come Luigi Einaudi e Sergio Ricossa non siano tenute in alcun conto; ricordo infatti che, qualora erogati, i premi ai meritevoli del Comune di Torino verranno pagati prelevando quattrini dalla fiscalità a carico dei monsü e delle madamin, i cittadini amministrati.

Rifacendomi, per finire, alla teoria di un altro famoso economista, il professor Carlo M. Cipolla, confesso che a volte pure io sono indotto a pensare che più dei delinquenti e dei furbi, siano proprio i “cauti a comprendere” a essere pericolosi.

 

*http://torino.repubblica.it/cronaca/2017/05/16/news/torino_premi_in_busta_paga_ai_dirigenti_del_comune_che_combattono_l_omofobia-165559839/?ref=twhr&timestamp=1494927695000&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter