EDITORIA, CRIBIS FOTOGRAFA LE AZIENDE ITALIANE DEL SETTORE :
IN ITALIA IL COMPARTO CONTA CIRCA 7.000 AZIENDE 
PER UN FATTURATO TOTALE DI 4,6 MILIARDI DI EURO

 IL 20% DELLE AZIENDE È GUIDATO DA DONNE

Le aree di maggiore concentrazione a livello territoriale sono Lombardia (23,1%) e Lazio (19,4%)

In termini di rischiosità commerciale, più della metà delle aziende del comparto presenta un livello di rischio medio (52,7%)

 A pochi giorni dalla conclusione della 32esima edizione del Salone del Libro, CRIBIS – società del Gruppo CRIF specializzata nella business information – traccia una fotografia delle imprese italiane del settore dell’Editoria.

Le circa 7.000 aziende che operano in Italia nel comparto Attività editoriale e stampa – di cui quasi il 20% è guidato da donne – registrano un fatturato totale di 4,6 miliardi di euro. Con le performance del 2016 si consolida, quindi, la crescita del fatturato complessivo del settore editoriale, con un +2,1% rispetto all’anno precedente.

A livello territoriale, si concentrano maggiormente in Lombardia (23,1%) e Lazio (19,4%), seguite da Emilia-Romagna (7,1%), Piemonte e Toscana (6,7%) e Campania (5,6%). Agli ultimi posti per numero di imprese del settore si attestano, invece, la Valle D’Aosta e il Molise (0,3%) e la Basilicata (0,6%).

Per la maggior parte dei casi, si tratta di Società di Capitali (56,9%), seguite da Società di Persone (26,3%) e Imprese Individuali (14,1%).

La maggior parte delle imprese del settore Editoria ha fino a 5 dipendenti (90,6%), seguite dalle aziende tra 6 e 10 dipendenti (4,4%), quelle tra 11 e 20 (2,3%), quelle tra 21 e 49 (1,5%) e, infine, quelle al di sopra dei 50 dipendenti (1,2%).

Il 57,2% delle imprese di questo comparto è stato fondato tra il 2001 e il 2017.
A seguire, quelle nate tra il 1981 e il 2000 (33,5%) e le aziende costituite prima del 1980, che rappresentano il 9,3% del totale.

Dal punto di vista della rischiosità commerciale, le imprese del settore Editoria presentano per il 52,7% un rischio medio e, nel 25,2% dei casi, un livello di rischio inferiore alla media. Rischio minimo registrato solo dal 4,3% delle aziende del settore, livello massimo invece per il 17,8%.

 

 Ufficio Stampa CRIBIS

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