Pier Giorgio Cozzi –

 

Mi occupavo di relazioni industriali, al tempo il lobbying si chiamava così, e un giorno i committenti per i quali operavo decisero di affiancarmi in appoggio un’assistente. Colloquio di selezione (di pura forma, la candidata era stata “segnalata” da alcuni membri del cda): alla mia domanda di dove abitasse, così mi rispose: «via Avolta» di un sobborgo della popolosa cintura milanese. Per la precisione, faccio presente che la persona aveva conseguito il diploma di scuola superiore con votazione eccellente.

Episodio numero due. Simile al primo. Qualche lustro più tardi: 6 luglio 2017,  tra le lettere che i lettori indirizzano al Corriere della Sera, leggo quella di una persona che, sconsolata, segnala alla rubrica come un centralinista aziendale gli avesse più volte ripetuto che la sua ditta aveva sede in via «Erresanzio».

Episodio numero tre. La segnaletica di bordo della linea tranviaria che collega i quartieri Lorenteggio-Musocco della mia città (Musocco era il nome del comune alle soglie della Milano d’allora, “quartiere dei lavandai” per via dei numerosi fossi, poco dopo la magnifica Certosa di Garegnano situata nell’omonimo quartiere alla periferia nord-ovest, un tempo in aperta campagna) sulle vetture tranviarie reca l’indicazione di direzione e capolinea: “14 – C.Maggiore”. Ora, per chi non è milanese, preciso che con ‘Musocco’ i pochi milanesi restanti e tutti gli altri abitanti del capoluogo lombardo intendono riferirsi al maggiore cimitero cittadino. In questo modo, stando alla predetta segnaletica, gli utenti del servizio pubblico sono debitamente informati che quella linea tranviaria li condurrà verso il capolinea “Maggiore”: C. come V. (via ) e P. (Piazza)?

Episodio numero quattro. Un quotidiano milanese, quando si riferisce a quell’economicamente importante fenomeno del marketing contemporaneo che è il commercio elettronico, le attività di vendita on-line, per capirci, utilizza il lemma “ecommerce” così come lo leggete scritto qui. E-commerce è sostantivo inglese, dove la E sta per Electronic. Una rassegna dei principali dizionari di lingua e di business inglesi conferma il lemma nelle varie versioni di scrittura: e-commerce, E-commerce, Ecommerce, eCommerce… Gli anglofoni, che pure sono capaci di 2day e di 4u, proprio non sanno che cosa sia ecommerce, scritto così. Del resto, per gli anglofoni è facile capire di che si tratta: leggono la e con suono i e questo basta a distaccare la vocale dal significato della parola che la segue. Ma in italiano, d a questo proposito mi spiegò che “non gli piacciono i trattini”. Tralascio, per pietà, di p ove la e si legge foneticamente e, come dobbiamo pronunciare questo neologismo creato al di qua della Manica? Ecommerce (dolce l’ultima c) come è scritto? Di grazia, di che si tratta? Eppure la novità fa proseliti. Un editore di rivista specializzata che interpellai arlare dei quotidiani che scrivono «c’» più vocale, memori del celebre «che c’azzecca» dell’altrettanto celebrato magistrato di Mani Pulite.

Chiudo ricordando ai pochi cui fosse eventualmente sfuggito, l’ormai veterano “Biperio”, denunciato da Umberto Eco nella sua rubrica “La bustina di Minerva” su l’Espresso del 31 marzo 2011; trattasi nientemeno che del garibaldino Nino Biperio. Uno studente universitario l’ha scritto in questo modo, convinto che la x di Bixio fosse da leggere nel linguaggio degli sms.

Nel loro La lingua batte dove il dente duole – editori Garzanti-la Repubblica Andrea Camilleri e Tullio De Mauro raccontano come la lingua “esprima”. Mi associo. Ho maturato la convinzione che un popolo capace di siffatte trasformazioni non ha futuro.