Di Martina Balconi *

Gli animali da compagnia sono sempre più presenti nelle famiglie italiane: il 43% degli italiani vive con almeno un pet, un cane o un gatto oppure un pesce, un uccellino, una tartaruga, un roditore o un animale esotico. In totale i pet in Italia risultano essere circa 60 milioni – di questi circa 7 milioni sono cani, 7,5 milioni gatti, e circa 46 milioni altri piccoli animali.
Tempo fa Assalco, Associazione Nazionale tra le Imprese per l’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia e Zoomark International, il salone internazionale dei prodotti e delle attrezzature per gli animali da compagnia, evento organizzato da BolognaFiere, ha diffuso il Rapporto sul mondo degli animali da compagnia, realizzato con il contributo di IRI Information Resources e dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (ANMVI).
Il Rapporto è un compendio annuale sul mondo dei pet, che include dati di mercato, informazioni, notizie e aggiornamenti provenienti da numerose fonti nazionali e internazionali. Il documento negli anni ha descritto l’evoluzione delle nostre relazioni con i pet, seguendo l’evoluzione del loro ruolo in famiglia e in società, osservando i cambiamenti nel mercato, nella normativa e nelle dinamiche sociali.
L’importanza dei pet in Italia cresce ogni giorno di più. Ne sono una conferma, ad esempio, le autorevoli ricerche che approfondiscono i benefici dei pet sul benessere e sulla salute – in particolare di anziani e bambini – o, ancora, il fatto che gli interventi assistiti con animali presso le strutture ospedaliere siano sempre più strutturati e accreditati. Di pari passo cresce l’attenzione per tutto ciò che li riguarda.
Un buon proprietario sa che i cani devono essere iscritti all’anagrafe regionale identificati mediante microchip, che cani e gatti devono essere vaccinati e trattati contro parassiti interni e esterni; ai proprietari però si richiede anche un impegno verso quella che viene definita “proprietà responsabile”.
Molte campagne in questo senso esistono all’estero, con organizzazioni che la promuovono negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Australia, in Svezia. In Italia, dal 2009 il Ministero della Salute e FNOVI promuovono corsi di formazione destinati ai proprietari di cani, finalizzati allo sviluppo della relazione tra cane e proprietario e alla migliore integrazione del pet nel contesto sociale.
Se al proprietario è richiesta responsabilità, è delle amministrazioni pubbliche il dovere di dotarsi di normative per la gestione degli animali da compagnia. Secondo i dati del V Rapporto Animali in Città nell’89% delle amministrazioni comunali dei capoluoghi di provincia è stato attivato un assessorato dedicato agli animali e un regolamento per la corretta gestione degli animali in città.
Risulta inoltre che il 97% delle Aziende Sanitarie Locali ha attivato un canile sanitario e un ufficio di igiene urbana veterinaria.
Di pari passo cresce l’attenzione per la salute e per la prevenzione.
I 30.000 veterinari operanti in Italia sono sempre più orientati verso gli animali da compagnia e i corsi di studio si stanno adeguando a questo cambiamento nella professione veterinaria.
I nuovi veterinari sono sempre più attenti al benessere generale e all’alimentazione dei pet, per garantire loro una vita più lunga e sana attraverso la prevenzione.
Un’indagine realizzata da ANMVI e SIANA nel 2015 mostra l’importanza per i veterinari della conoscenza dei risultati delle ricerche e della disponibilità di informazioni scientifiche in tema di alimentazione animale.
Secondo i veterinari, l’allungamento della durata della vita media dei cani e gatti verificatosi negli ultimi anni è imputabile, oltre che alle migliori condizioni di vita e alle migliori cure veterinarie.
Il 1° Marzo 2016 è stata presentata una proposta di legge per creare un collegamento tra l’Anagrafe Canina di competenza regionale e lo Stato di famiglia di ciascun proprietario. Un’altra importante istanza, scaturita in occasione della giornata dedicata agli animali d’affezione nel corso della Conferenza Nazionale sul Benessere Animale organizzata dal Ministero della Salute nel mese di aprile, propone di dare vita ad una anagrafe nazionale canina in luogo delle attuali anagrafi regionali.
In ogni caso per ottenere dati inequivocabili sulla popolazione pet in Italia l’unica vera soluzione sarebbe l’inclusione del calcolo del numero degli animali presenti in ogni nucleo familiare nel prossimo Censimento ISTAT del 2021. Il totale riconoscimento degli animali da compagnia come parte della società italiana sarebbe rappresentato dall’inserimento della loro tutela all’interno della Costituzione.
Intanto, un segnale positivo da parte dei legislatori è stato dato a Settembre 2015, con il via libera del Senato a un emendamento che sancisce l’impossibilità di pignorare gli animali d’affezione e da compagnia e quelli con missione terapeutica assistenziale. Anche in caso di debiti e altri pignoramenti al proprietario, viene stabilito il principio della tutela del legame affettivo della persona e della famiglia con l’animale d’affezione.

*Ufficio stampa cohn&wolfe