Di Pier Giorgio Cozzi

     La competenza è morta. Dichiarazione apodittica che in queste settimane circola sui mezzi d’informazione. È anche il titolo di un libro, The Death of Expertise, di Tom Nichols  la cui tesi: la forte resistenza all’apprendimento malgrado il facile accesso alla conoscenza spiegherebbe il grigiore uniforme della nostra società e il declino del mondo occidentale che stiamo attraversando.

Argomento ripreso anche da Andrea Alemanno, Group director di ricerche reputazionali di Ipsos Public Affairs, nell’articolo La crisi del pensiero positivo e il trionfo delle bufale: una forza in grado di condizionare i prossimi anni è «la crescente diffidenza verso la conoscenza, la competenza, l’autorevolezza, e in ultimo la verità.

Diffidare comunque, diffidare di tutti, è una tendenza crescente; induce a contrapporre a posizioni scientifiche, argomentate, metodologicamente solide, una qualunque presa di posizione di dubbia affidabilità, ma in linea con personali opinioni ed esperienze. Ne sono un esempio lampante i molti dibattiti di oggi intorno ad argomenti che meriterebbero davvero una grande competenza prima di essere trattati.

Le più strampalate opinioni, ancorché funzionali a sostenere una presa di posizione, vengono acriticamente usate e citate, con l’effetto d’ingrossare continuamente le mandrie di bufale».

Fake news (bufale, appunto) che inducono «autorità istituzionali variamente distribuite, Garanti e Presidenti di diverso conio, che vorrebbero garantire e presiedere complessi e possibilmente sovranazionali organismi burocratici chiamati a bonificare il terreno della Rete selezionando con i decreti ingiuntivi le bufale dalle non bufale» (Pierluigi Battista, Bufale, democrazie e post-verità; Corriere della sera).

Di suo l’accademico Stefano Zecchi individua nell’impreparazione dell’istituto formativo per definizione: la scuola una delle cause di questo decesso. Ricordando un recente fatto di cronaca, il 60% degli aspiranti insegnanti non ha superato l’ammissione (L’ignoranza in cattedra: prof bocciati al concorso – Giornale) egli sottolinea un paradosso tutto nostrano: «Il numero dei vincitori di concorso non è sufficiente a coprire le cattedre messe a disposizione dal ministero: dunque, cattedre senza insegnanti di ruolo che, comunque, a inizio del prossimo anno scolastico dovranno trovare un docente. Dove? Nel mare magnum dei bocciati, gli insegnanti supplenti. I quali, però, stanno già insegnando pur non avendo mai vinto un concorso. Conclusione: i nostri ragazzi avranno generalmente insegnanti bocciati». Non proprio il modo migliore di preparare cittadini “competenti”, che dite?

Tuttavia la decadenza non esclude l’euforia, anzi! «[…] ci entusiasma scrivere, mai esausti, banalità (tweet) con geroglifici puerili (emoj) che spianano ogni complessità linguistica, con ciò che è divenuto simbolo esclusivo di “progresso”: il telefono o mobile o tablet, come vogliamo chiamarlo.

Pensiamo sia una grande conquista veder alleviato anche lo sforzo di recarci in un negozio per procurarci l’oggetto dei nostri fugaci desideri», lamenta Daniele Tirelli, professore allo Iulm, Facoltà di comunicazione, relazioni pubbliche e pubblicità e dal 2003 presidente di POPAI Italia (Associazione internazionale per lo sviluppo del Retail Marketing) nel saggio: « I millennial sono chiamati a riempire il vuoto seguito all’era dei baby boomer» – AMAGI.

A questi segnali si aggiunga anche la «Lettera di 600 docenti universitari al governo: “Gli studenti scrivono male, dovete intervenire”. Tra i firmatari Ernesto Galli della Loggia, Ilvo Diamanti e Paola Mastrocola» indirizzata al governo: «Abbiamo bisogno di una scuola davvero esigente nel controllo degli apprendimenti oltre che più efficace nella didattica, altrimenti né il generoso impegno di tanti validissimi insegnanti né l’acquisizione di nuove metodologie saranno sufficienti. Dobbiamo dunque porci come obiettivo urgente il raggiungimento, al termine del primo ciclo, di un sufficie nte possesso degli strumenti linguistici di base da parte della grande maggioranza degli studenti». Già, perché continuando di questo passo, gli studenti oggi incapaci di scrivere e ragionare saranno i cittadini elettori, la società degli incompetenti di domani.

Ma torniamo “Morte della competenza”, e al suo impietoso giudizio sulla classe dirigente, il cui livello – sostiene Nichols –  si è pericolosamente abbassato al punto di indurlo a rilevare come oggi ci si schieri sempre più “contro” e sempre meno “per”, come ci sia più arroganza dove c’è meno conoscenza. Quello che si dice “l’effetto Dunning-Kruger”: più sei stupido, più sei convinto di non esserlo.

Se tutto ciò che abbiamo detto sin qui non è privo di fondamento, allora per davvero questo anno e quelli a seguire saranno ancora anni difficili.