L’artista iraniana Sevil Amini esporrà per la prima volta a Milano nello studio Pelouse Interdite una serie di opere selezionate e pensate per lo spazio.   Sevil Amini “toi tu dansais tout le temps” a cura di Francesco Correggia Galleria Pelouse Interdite Via degli Scipioni, 7 – 20129 Milano Tel 3339434955 – 3492138471 16-30 maggio 2017 Inaugurazione: martedì 16 maggio h. 18,30 
Sevil Amini Toi tu dansais tout le temps
La pittura di Sevil Amini pretende una tipologia dello sguardo che dovrebbe costituire la premessa di ogni possibile esplorazione. Dire che la pittura vuole lo sguardo potrebbe sembrare un’affermazione abbastanza scontata. Ma non è così: il pittore orienta chi guarda non solo verso il centro ma verso una sequenza quasi logica che fa divergere l’attenzione, la porta fuori, la commuta verso un piano di fuga, dalla superficie rettangolare del quadro alla parete e viceversa. In questo senso la pittura sarebbe una specie di potenza vettoriale che indica una metamorfosi, una costruzione e distruzione da dove emergono figure, segni, irradiazioni, possibilità. Un paesaggio, una pittura di nudi, una pittura astratta possono essere marcati da sguardi che in un qualche modo vogliono catturare la contingenza e l’imprevedibilità del gesto pittorico. In questo senso la magia del pittore sta nel portare via lo sguardo dello spettatore, nel prevedere il punto di irruzione, nel farlo esplodere in stelle che percorrono tutta la superficie del quadro. Si direbbe che la pittura di Sevil sia percorsa da questo senso di sparizione dell’opera, di dispersione del suo centro che si dispone in un altro centro di gravità. Rompere il quadrato del quadro per costruire una sua propaggine , una specie di sua ombra che l’avvolge o lo disperde.
Tutto ciò ha due conseguenze: la prima è che il pittore manda all’aria tutte le strutture stabilite, la seconda è che non vi è più posto per una pittura che mostri la materia nel vivo e che lasci guardare il disastro delle strutture visibili. E’ tutta la pittura moderna che può essere spiegata attraverso una cecità crescente che fa si che lo sguardo del pittore offuschi e distingua qualcosa solo a prezzo di sforzi estremi. In Sevil Amini è proprio la materia pittorica a propagarsi sulla superficie del quadro a volte a piccoli tratti, a volte disegnando forme ineludibili di geometrie impossibili, che cercano un loro centro solidale, una specie di canovaccio di solidi in bilico nel vuoto. In questo universo a prevalere è il bianco che neutralizza la certezza di ogni rappresentazione, o l’uso dell’oro che, all’opposto, la certifica, la vorrebbe rendere visibile, o ancora un groviglio nero, un punto dilatato che si impone e geografizza la superficie della tela. Qui il gesto di Sevil si espande, si orienta verso il limite, esce dal quadrato che lo contiene, sembra in bilico verso la libération et la continuité.
Così la pittura sembra avere a che fare con il continuum spazio temporale o con l’interruzione in un danza tra il dentro e il fuori che la porta fuori dal suo campo di azione, per poi essere ricondotta al suo centro da una specie di aggiunta, di altro tempo che la risignifica e la ridefinisce. Anche i nomi di città che Sevil scrive con una grafia nera al centro di fogli intrisi di vernice oro sono gesti drammatici. Sono nomi di città distrutte e ricostruite, nomi di città dove la guerra è passata lasciando le sue tracce. Non si tratta di un edulcorazione di ciò che già si conosce ma di una scrittura della spazialità che, piuttosto che definire il bordo e il bilico, ne suggerisce l’elementare propaggine della memoria, il suo centro, la traccia scavata sulla pelle. Anche qui la pittura di Sevil non si separa da questo centro di irradiazione essendo ciò che è: una pittura dove ancora una volta è la relazione tra il gesto e lo spazio, il corpo e lo spirito, il che definisce lo statuto dell’opera. Viene da pensare a Matière et mémoire: essai sur la relation du corps à l’esprit di Henri Bergson, o a un pittore come Pierre Soulages mentre seguiamo l’ottica che divora la pittura di Sevil Amini. Ma ci inganneremmo nel pensare che esistano similitudini e analogie. Nella sua pittura c’è un ripensamento della modernità e delle sue tracce e non solo la vita interiore la quale si esprime necessariamente con gesti e movimenti nello spazio o con la ripetitività del gesto che si mostra nella sua radicalità sublime. E’ all’interno di queste dinamiche distruttive e ricostruttive che si muove lo sguardo, ancora al centro del quadrato in bilico sul nulla. Così l’opera sfugge all’artista e diventa un affare a tre: l’opera, chi la fa, e colui che la guarda.
Sevil Amini vive in Italia dal 2005. Laureata in graphic design alla Azad University of Art & Architecture di Teheran, ha lavorato dopo gli studi come graphic designer nella casa editrice Tassvir, magazine di arte e fotografia. Trasferita in Italia si è laureata in pittura prima all’Accademia di Belle Arti di Firenze e poi a Milano dove ha ottenuto la specialistica in pittura all’Accademia di Brera. Vive e lavora a Milano. In Sevil Amini è proprio la materia pittorica a propagarsi sulla superficie del quadro a volte a piccoli tratti, a volte disegnando forme ineludibili di geometrie impossibili, che cercano un loro centro solidale, una specie di canovaccio di solidi in bilico nel vuoto. In questo universo a prevalere è il bianco che neutralizza la certezza di ogni rappresentazione, o l’uso dell’oro che, all’opposto, la certifica, la vorrebbe rendere visibile, o ancora un groviglio nero, un punto dilatato che si impone e geografizza la superficie della tela. Qui il gesto di Sevil si espande, si orienta verso il limite, esce dal quadrato che lo contiene, sembra in bilico vers la libération et la continuité. Così la pittura pare avere a che fare con il continuum spazio temporale o con l’interruzione che la porta fuori dal suo campo di azione in una danza tra il dentro e il fuori per poi essere ricondotta al suo centro da una specie di aggiunta, di altro tempo che la risignifica e la ridefinisce. Sevil Amini www.sevilamini.eu via Bramante, 35 – 20154 Milano Tel 3202316477pdf icon invito_Pelouse_Interdite.pdf