Le aziende stanno definendo le modalità lavorative per i prossimi mesi e molte sembrano propense, se le restrizioni dovute al Coronavirus lo consentiranno, a promuovere il lavoro in presenza.

A dirlo è una nuova ricerca condotta da Opinion Matters per conto di Ricoh coinvolgendo 1.500 decision makers di tutta Europa. 
La decisione di tornare, almeno in parte, all’ufficio tradizionale non è legata alla mancanza di una produttività adeguata quando si lavora da remoto; infatti, solo il 19% dei manager europei (una percentuale che scende al 17% nel campione italiano) afferma che i livelli di efficienza siano diminuiti da quando è stato introdotto il Remote Working.

Come mai i manager incoraggiano allora il ritorno in ufficio? Il 33% del campione italiano (media europea: 25%) teme che nel lungo periodo il lavoro da remoto possa avere un impatto negativo sulla creatività e sull’innovazione. Inoltre, il 30% degli intervistati a livello europeo (28% in Italia) teme che esso possa danneggiare il morale e il benessere dei dipendenti a causa di un crescente senso di isolamento.

 David Mills, CEO di Ricoh Europe, commenta: “L’ufficio fisico continuerà ad esistere in quanto luogo ideale per l’innovazione e per lo sviluppo delle relazioni con i colleghi. Non bisogna però dimenticare che la riduzione dei tempi per gli spostamenti e la possibilità di godere di flessibilità e di maggiore fiducia da parte del proprio manager sono fattori fondamentali affinché le persone siano autonome e motivate. Per questo le imprese dovrebbero realizzare ambienti di lavoro ibridi in grado di rispondere alle molteplici esigenze e di consentire alle persone di lavorare ovunque si trovino”.      


Marta Oldani
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