Osborne Clarke, studio legale internazionale, analizza i temi al centro del dibattito, sempre più attuale, sul futuro del lavoro. Dopo il picco registrato nella fase acuta dell’emergenza, il lavoro da remoto – che ha coinvolto il 21,3% delle imprese con almeno tre addetti secondo dati Istat – si appresta e divenire elemento strutturale e coinvolgerà, secondo la stima dell’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano, circa 5,3 milioni di lavoratori dipendenti. Il termine del 31 dicembre, fissato dal Decreto Riaperture, per l’utilizzo della procedura semplificata per la comunicazione dello smart working, richiama con urgenza la necessità di individuare gli strumenti, anche normativi, utili per esplorare, strutturare e regolamentare in modo efficace le nuove forme del lavoro flessibile.

Ma cosa cambia in termini di organizzazione del lavoro e gestione delle risorse umane?

Organizzazione del lavoro

Le sfide imposte dalla tecnologia e dai nuovi modelli di business obbligano gli interpreti e gli operatori del diritto a confrontarsi con nuove forme di lavoro, spesso muovendosi in modo creativo entro il limite di categorie tradizionali. L’esempio più immediato è costituito dai c.d. platform workers, oggi al centro di un acceso dibattito a livello legislativo, giurisprudenziale e sindacale, e che non è possibile circoscrivere ai contesti del trasporto di persone e consegna del cibo, in quanto comprendono ulteriori prestatori di servizi professionali, lavori domestici e micro attività. In ragione di queste e altre modalità di organizzazione del lavoro che stanno delineandosi, è prevedibile che in futuro assumeranno sempre più rilevanza la misurazione delle performance e la fissazione di obiettivi.

Formazione continua

Al personale sarà richiesta maggiore flessibilità in termini di competenze e, in un’ottica di reskilling e upskilling, cresceranno gli investimenti necessari per la formazione continua. Da un lato, per riqualificare la forza lavoro sulla base delle competenze richieste dagli sviluppi post-pandemici e tecnologici (si pensi ad esempio al settore dell’automazione). Dall’altro, perché i programmi di formazione possono rappresentare un importante strumento di rafforzamento della cultura aziendale, elemento fondamentale del successo di un’azienda ma tra i più esposti ai rischi del lavoro da remoto. In questo senso, sgravi fiscali o altri incentivi per la formazione possono essere degli strumenti utili.

Alice Zerbinati

Senior Account Executive

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