In tempi di PNRR ci si interroga sempre di più sulla capacità della pubblica amministrazione di realizzare con successo gli interventi prefissati. E quanto emerge non è sempre positivo.

Sono ben 640 le opere incompiute in Italia per un valore complessivo di 4 miliardi di euro a cui si aggiungono le 400 opere bloccate per motivi burocratico-autorizzativi o per contenziosi vari (per un valore di 27 miliardi di euro) per un totale di 1.040 opere incompiute o bloccate e 31 miliardi di euro.

La Sicilia è la regione con il maggior numero di grandi opere incompiute (162), pari al 25,3% del dato totale nazionale (640). Sul podio anche Sardegna con il 13,4% ed al terzo posto la Puglia con l’8,4%. E poi ancora Lazio (7%), Campania (6,4%), Basilicata (5,2) ed Abruzzo (4,8%).

Per quanto riguarda poi i tempi di realizzazione delle opere pubbliche, la media italiana è di 4,4 anni. Ma a livello territoriale si toccano valori ancora più elevati in Molise (5,7 anni), Basilicata (5,7 anni), Sicilia (5,3 anni) e Liguria (5,2 anni).

Le regioni più virtuose sono invece Lombardia ed Emilia Romagna, dove le opere infrastrutturali sono terminate con maggior velocità. Le due regioni si posizionano prime a pari merito con 4,1 anni di tempo medio di realizzazione.

Le infrastrutture sono uno dei nostri più grandi patrimoni nazionali. Eppure in Italia non esistono dati certi per ben 850.000 chilometri di strade, gallerie, ponti e cavalcavia. Non si può conoscere il numero esatto dei ponti, viadotti e gallerie in Italia, perché ancora non è attivo il catasto delle strade. E non è possibile sapere quante di queste infrastrutture abbiano raggiunto livelli preoccupanti di degrado.

Secondo le stime di Sensoworks in Italia i ponti sarebbero circa 1,5 milioni e calcolando poi le campate di ciascun ponte si arriverebbe già così a 4 milioni di strutture da revisionare. Sotto monitoraggio appena 60 mila ponti, per di più monitorati con i vecchi sistemi delle ispezioni. Eppure i controlli “statici” portano a creare situazioni di allarme ed anche gravi diseconomie molto spesso innecessarie.



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