La piattaforma <<Laudato Si’>> nasce con lo scopo di dare a tutti gli effetti attuazione all’Enciclica <<Laudato Si’>> sulla Cura della Casa Comune in cui il Santo Padre ci ricorda con le parole di San Francesco che “la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia”.  La piattaforma è stata lanciata ufficialmente il 14 novembre 2021, aprendo le iscrizioni a qualsiasi istituzione Cattolica e Laica, grande o piccola, per intraprendere un percorso pluriennale, sostenuto dal Vaticano, verso la sostenibilità nello spirito promosso da Papa Francesco in riferimento all’Enciclica sulla cura del Creato.

Remind Filiera Immobiliare durante una serie di incontri e webinar ha preso atto e si è riconosciutanegli elementi valoriali fondanti della enciclica <<Laudato Si’>> che sono stati sintetizzati da Don. Joshtrom Isaac Kureethadam SDB (Direttore dell’Istituto di Scienze Sociali e Politiche – Università Pontificia Salesiana di Roma, Coordinatore Settore “Ecologia & Creato” & Membro della Commissione Covid 19 – Vaticano e Consigliere Onorario dell’Osservatorio per la Cura della Casa Comune) nei “10 Comandamenti Verdi”.
Di seguito sono stati approfonditi e sviluppati con Don Josh e gli esperti di Remind coordinati dal Presidente Paolo Crisafi i concetti dei 10 comandamenti verdi elaborando per ciascun “Comandamento” le linee guida per l’elaborazione di nuove politiche industriali immobiliari in materia di sostenibilità.
 
1) La Terra, nostra casa comune, è in pericolo. Prendersene cura.   Il mondo intero deve impegnarsi concretamente per affrontare le principali questioni ambientali, economiche e sociali, cercando di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.  Serve un nuovo patto verde, inclusivo e generativo, che integri gli obiettivi energetico-ambientali con quelli economici e sociali per uno sviluppo equo e giusto del Creato, con un’economia sostenibile e un impatto ambientale pari a zero in tutti i Paesi, iniziando dal nostro.   Le città in cui abitiamo sono grandi strutture inefficienti che consumano in eccesso acqua, materiali, energia, inquinano l’aria che reprimo e generano distanze sociali. Troppo spesso servizi adeguati e spazi verdi ben curati sono solo appannaggio di alcune aree “sicure” delle città ma non sono proprie delle periferie, delle zone e degli abitanti “scartati della società”.   Molte sono le variabili in gioco da considerare nel progetto di un edificio, di un quartiere, tali processi devono essere pensate e realizzate facendo ricorso al contributo di tante e diverse discipline. Tra queste, il considerare come fine solo la logica dei profitti delle imprese non è più possibile. Serve finalizzare gli sforzi per una nuova Cultura dell’Abitare, basata sul concetto di sviluppo sostenibile, coniugando al contempo obiettivi ambientali, sociali ed economici traguardando benefici a medio e lungo termine.   Siamo ormai grandemente consapevoli de  “i costi economici e sociali derivanti dall’uso delle risorse ambientali comuni (vanno) riconosciuti in maniera trasparente e (vanno) pienamente supportati da coloro che ne usufruiscono e non da altre popolazioni o dalle generazioni future” e che è necessario “un approccio integrale, includendo in un dialogo interdisciplinare i diversi aspetti della crisi”.


2) Ascoltare il grido dei poveri che sono le vittime sproporzionate Della crisi della nostra casa comune   Non è un segreto che i più vulnerabili tra noi sentono maggiormente gli impatti più gravi delle crisi. Le condizionalità ambientali, visto che la base della prosperità è sempre la natura, sono indispensabili, per un Green Deal equo e generativo.   Uno sviluppo equo e giusto, è basato su un programma di rigenerazione urbana che, ad iniziare dalla edilizia sociale, contrasti le tante disuguaglianze sociali che la recente pandemia ha reso ancora più evidenti: povertà energetica, marcate differenze nella disponibilità di ambienti sani e resilienti, disponibilità di aree adibite al benessere sociale, ma anche di paesaggi costruiti e di infrastrutture verdi che hanno la capacità di proteggere e persino rigenerare i sistemi naturali, aumentando così i servizi ecosistemici che forniscono, etc.   Siamo consapevoli del valore e della dignità di ogni persona, le nostre azioni dovranno quindi essere orientate alla progettazione e sviluppo di luoghi altrettanto dignitosi, in modo da prevenire il degrado, anche e soprattutto coinvolgendo le persone nel partecipare alla progettazione ed alla gestione delle città secondo logiche di inclusione e partecipazione attiva;   la progettazione urbana e le necessarie opere di rigenerazione devono porre al centro la vita e la dignità delle persone ed il loro benessere globale, favorendo il superamento degli errori pregressi legati alla formulazione delle politiche territoriali e urbane, al fine di misurare, non solo economicamente, il valore del progetto e del profitto.  

3) Riscoprire una visione teologica del mondo naturale, dato che il degrado ecologico è sintomatico di una crisi profondamente spirituale.   La vita delle persone (bambini, giovani, adulti, anziani) si svolge all’interno di luoghi che dovrebbero essere progettati per accogliere in armonia il valore dei singoli e delle comunità ed esaltare le doti più positive di ciascuno. Per questo motivo città e piccoli centri, nuclei storici e periferie, dovrebbero tendere alla sostenibilità e perseguire obiettivi di bellezza ed inclusione, proponendosi quali catalizzatori delle migliori qualità di ogni uomo e di ogni donna”.   Per superare la crisi che pervade i nostri luoghi e avvolge noi stessi è necessario promuovere un impegno autentico che ribadisca l’importanza del bene comune, “che non è somma di interessi individuali, ma insieme di valori condivisi e attuati secondo una visione nobile, alta ed inclusiva, riferita al presente e al futuro” (Manifesto “la casa comune” CEI 2015).   Ma non esiste crisi di valori che non coinvolga in larga parte anche le scelte della politica, cui spetta il primato di definire le strategie economiche per traghettare le popolazioni fuori dai periodi bui. In tal senso, in periodo di crisi, l’incertezza e il crollo dei redditi hanno una azione depressiva sulla domanda, l’offerta a sua volta viene messa in crisi a causa del crollo degli ordini ma soprattutto, in periodi in cui non esistono valori chiari, l’offerta ha difficoltà ad orientarsi ad altro se non all’immediato profitto e tende sempre più a frammentarsi basandosi su catene del valore disarticolate.La cura del Creato diviene un valore imprescindibile da articolare da parte delle filiere dell’edilizia e dell’immobiliare traguardando un risultato comune.

4) Ammettere che l’abuso sulla creazione è peccato ecologico.   Le più illuminate logiche europee prevedono e sanciscono la responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale (Direttiva 2004/35/CE), sancendo il principio “chi inquina paga”. Ciò significa che un soggetto che provoca un danno ambientale ne è responsabile e deve farsi carico di intraprendere le necessarie azioni di prevenzione o di riparazione e di sostenere tutti i costi relativi. La direttiva definisce in modo chiaro il danno ambientale come un danno che incide significativamente sullo stato ambientale (ecologico, chimico o quantitativo) sulle risorse acquatiche, sul terreno e o sulle specie e habitat naturali protetti e sulla loro conservazione.Tale logica deve essere estesa e affiancata una opportuna strategia che preveda non solo obblighi ma anche incentivi a ciò che è bene, incentivando le attività di rendicontazione ambientale.   Serve passare dalla logica dell’emergenza, basata sulla sfiducia nelle persone, ad una strategia positiva, richiedendo ed al contempo riconoscendo ai professionisti e alle imprese i necessari “oneri di rendicontazione ambientale”, estendendo a tali aspetti pari benefici, incentivi e regolamentazione già previsti per oneri inerenti la sicurezza dei luoghi di lavoro.   D’altronde, se la sicurezza dei lavoratori e dunque della persona è un valore fondamentale ed ineludibile, è sicuramente altrettanto fondamentale per la cura dell’ambiente e dunque per il rispetto del Creato.   Sono, quindi, necessarie prassi di rendicontazione ambientale in fase progettuale, in fase realizzativa ed in fase di esercizio.    

5) Riconoscere le più profonde radici umane della crisi della nostra casa comune   L’attuale crisi ha messo ancora più in luce le attuali fragilità, imponendoci di sperimentare chiare conseguenze sull’economia, sulle persone e sul nostro modo di vivere. Quanto sta accadendo ci insegna che problemi complessi non possono più essere approcciati con soluzioni parziali e ci impone di prevedere una strategia che possa avvalersi di soluzioni integrate e coerenti, perché la necessaria ripartenza dell’economia sia agganciata ad uno sviluppo sostenibile.
Gli edifici utilizzano circa il 40% dell’energia mondiale, il 25% di acqua globale, il 40% delle risorse globali, ed emettono circa 1/3 delle emissioni di gas serra – dichiara l’UNEP (United Nations Environment Programme environment for development). Inoltre, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’incremento delle patologie allergiche e dell’asma è direttamente correlabile a fenomeni di urbanizzazione ed alla crescente tendenza delle popolazioni occidentali a vivere oltre il 90% del tempo in ambienti chiusi. Secondo dati ISTAT del 2009 in Italia le malattie respiratorie, dopo le malattie cardiovascolari e neoplastiche, rappresentano la terza causa di morte.  Non a caso l’Europa ci ha ricordato con la “Renovation Wave” la centralità della Rigenerazione Urbana e con il “Taxonomy Report” anche la finanza diventa una leva efficace. Sopratutto in Italia tale necessità è al contempo una incredibile opportunità, considerato che oltre il 74% degli edifici residenziali è stato costruito prima del 1980 e oltre il 70% di questi sono in classe energetica G o F, recuperare questo immenso patrimonio immobiliare in chiave sostenibile significa risparmiare suolo e tagliare le emissioni di carbonio che si avrebbero costruendo da zero.   Un corretto approccio alla rigenerazione urbana consiste nel preservare anche il valore storico-testimoniale e culturale che edifici e borghi storici rappresentano, soprattutto in Italia si tratta di un patrimonio identitario inestimabile che il mondo ci invidia, anche per la rinascita delle are interne e dei territori montani e dei Piccoli Comuni.    

6) Sviluppare una ecologia integrale perché siamo tutti inter-relazionati e interdipendenti   Nei settori edilizia e immobiliare il termine “azioni integrate e coerenti” si traduce in un approccio all’edificio, ai quartieri e alle comunità visti singolarmente come sistemi ma tra di loro interagenti e non come somma di pezzi.   Dunque, “sistemi che interagiscono con i propri abitanti” e, come in ogni sistema, agire solo su alcune variabili e non su altre può avere conseguenze dirette, in sintesi, si corre il rischio di sbilanciare il sistema. Ad esempio, si pensi da un lato all’involucro di un edificio e dall’altro al tema della qualità ambientale interna, ovvero, se agiamo solo su una variabile, ottenendo un involucro ben coibentato ed ermetico, avremo una potenziale riduzione del consumo di energia primaria di un edificio, ma agendo su unicamente sull’involucro, la qualità dell’aria che respiriamo se non opportunamente trattata potrebbe avere un deterioramento.   Considerato che da decenni l’Organizzazione Mondiale della Sanità ci indica che la terza causa di morte sono le malattie respiratorie e la principale causa viene imputata alla “sindrome da edificio malato”, aspetto che oggi con la pandemia diventa ancora più centrale. è facile comprendere che serve agire sull’intero sistema che a sua volta non riguarderà solo energia e salubrità, manche su consumi di acqua, economia circolare e così via. Per poter operare su un sistema complesso serve dunque ribadire, ancora più oggi, la centralità del progetto.   Non affrontare la complessità necessaria, ma focalizzarci solo su alcune variabili o prestazioni di un sistema edificio (siano queste i soli consumi energetici, la sola capacità sismica, la sola economia circolare, etc.), ci allontana dagli obiettivi ambientali, sociali ed economici richiesti dall’Europa, genera minore quantità di impatti positivi sull’ambiente e anche sull’economia.    

7) Imparare un nuovo modello di abitare della nostra casa comune e gestirla in modo più responsabile attraverso una nuova economia e nuova cultura politica   La pandemia ci ha insegnato quanto sia necessario vivere in maniera diversa, rispetto al passato, serve incentivare una nuova cultura dell’abitare basata sul rispetto delle persone e sull’equilibrio con l’ambiente. Una concezione architettonica più equa e sostenibile. L’Europa ci esorta a procedere in tale direzione, in tal modo si creerà un volano formidabile in una filiera fondamentale per l’economia locale e per quella nazionale.   Nelle periferie delle grandi città, così come nell’immenso valore delle aree interne non ci si può più permettere edifici che non rispettino le necessarie prestazioni energetico-ambientali e che in assenza di bellezza producano degrado sociale. Bisogna ripensare l’edilizia popolare, le scuole, le infrastrutture sportive, gli edifici pubblici e privati, non dimenticando gli immobili turistici-storici e l’edilizia di culto.   Registriamo una urgente necessità di rigenerare gli spazi per colmare anche la differenza sociale e influenzare lo sviluppo successivo delle nostre città e delle comunità.  Non solo è necessario recuperare e rigenerare il patrimonio edilizio e immobiliare, ma anche intere aree delle città con una visione sistemica.   La finanza gioca un ruolo centrale in tutto questo, e come già delineato nel recente Taxonomy Report UE, tutto ciò fungerà da leva positiva per un virtuoso processo economico, producendo al contempo lavoro qualificato a operatori tecnici e imprese.   Riqualificare e rigenerare intere porzioni di città è piccole comunità, potrà permettere tanti e ulteriori vantaggi, attraendo capitali e rigenerando l’interesse per attività commerciali, generando infine conseguentemente quel movimento economico complessivo di cui tanto ha bisogno il rilancio del nostro Paese.   Va in tal senso avviata una profonda attività di promozione di principi, cultura e prassi della sostenibilità nella filiera industriale e manifatturiera immobiliare, identificando metodi per promuove ed esortare l’adozione dei protocolli energetico-ambientali (rating system) nazionali o internazionali coerenti agli obiettivi di rendicontazione europea e al nuovo reporting system realizzato dalla DG Ambiente EU, denominato LEVEL(s), incentivando in tal modo, da un lato una maggiore qualità edilizia, dall’altro l’aggiornamento e internazionalizzazione dei saperi e delle competenze distintive.    

8)  Educare alla cittadinanza ecologica attraverso il cambiamento di stili di vita   Vanno identificate nuove modalità didattiche e formative dedicate alle giovani generazioni, al contempo riqualificando i luoghi in cui vivono, studiano, giocano, ecc.   Anche le nuove politiche per il lavoro dei giovani vanno supportate e riprogettate con insegnamento sul campo delle professionalità e dei mestieri prendendo ad esempio i “cantieri bottega”, prevedendo la riduzione degli oneri amministrativi e fiscali a carico dei giovani professionisti affinché siano in grado di affrontare la grande sfida della trasformazione e competizione che si sta realizzando in direzione della sostenibilità.   Vanno altresì introdotte misure a sostegno del turismo e della cultura, considerato che l’Italia dispone di circa 5000 Musei (dati ISTAT 2018) di cui 282 aree archeologiche, 537 complessi monumentali e oltre 110.000 i beni immobili di valore culturale, abbandonati o non utilizzati. Oltre a ciò abbiamo circa 37.000 luoghi sotto tutela ambientale e culturale privati (dati FAI, Fondo ambiente italiano 2020).   La preservazione delle radici culturali rappresentate dai tanti immobili storico-testimoniali, comprese chiese, monasteri, abbazie e più in generale luoghi di culto che necessitano di opere di recupero e rigenerazione, potrebbe essere uno dei volani di sviluppo dell’Italia aiutando, con una sinergia pubblico-privato, da una parte gli investimenti, e dall’altra il loro riutilizzo in modo da produrre valore aggiunto economico-sociale-storico nonché bellezza.   Tutte eccellenze del made in Italy che possono vivere una forte accelerazione della ripresa sulla spinta della domanda che può arrivare dal settore turistico culturale. Un volano per la ripartenza e per l’occupazione, ma anche l’opportunità di diffusione di una nuova cultura e di una nuova sensibilità ambientale nel Paese;    

9)  Abbracciare una spiritualità ecologica che porti alla comunione con tutte le creature di Dio.   Non sacrificare la bellezza al profitto. Il diritto inalienabile alla bellezza, presuppone anche il dovere alla sua custodia e serve a tale fine rendere pienamente consapevoli le attuali e le future generazioni di dover contribuire con il proprio comportamento a non degradare i luoghi in cui abitano e ad esaltarne la vivibilità, il decoro e la dignità.   Vanno promosse idee e azioni tese a valorizzare il patrimonio esistente anche reinterpretandolo attraverso i linguaggi della contemporaneità. Una nuova spiritualità che parta dall’educazione estetica e“si apra a riconoscere la dimensione simbolica dei luoghi e degli oggetti, persuasi che non la bellezza effimera è da perseguire ma la piena e armonica integrazione tra ambiente, città, e persone, per restituire dignità ad ognuno ovunque viva ed operi” (Manifesto “la casa comune” CEI 2015).   Occorre portare bellezza nei territori come parte integrante del proprio mandato diffondendo un approccio da applicare sistematicamente e non solo relegato ad isole di bellezza, ma implementandolo anche dove più vi è la necessità, nelle aree desolate. Una missione che veda nel recupero e nella valorizzazione delle periferie, dei centri storici, delle aree interne e delle terre lontane una straordinaria occasione di riqualificazione culturale, sociale, ambientale, economica e morale.    

10)  Coltivare le virtù ecologiche di lode, gratitudine, cura giustizia, lavoro, sobrietà e umiltà.   Sono oltre 16 i milioni di metri quadri di edifici che in ambito privato utilizzano protocolli energetico-ambientali (es. LEED-GBC, BREEAM ed ulteriori) e molte le prassi di innovazione collegate. Anche nell’ambito del Green Public Procurement con l’adozione dei Criteri Ambientali Minimi per l’Edilizia (CAM Edilizia) la strada è tracciata. Non ultimo, i recenti segnali provenienti dai Commissari Straordinari (come ad esempio per il sisma 2016 o per il progetto Ventotene) sono di profondo allineamento prefigurando incredibili laboratori per testare nuove regole che vedano semplificazione a fronte di concrete garanzie sulla sostenibilità degli interventi di ricostruzione.   Ora serve un costructo articolato che ne permetta una applicazione su larga scala e che con umiltà e spirito di servizio dovrà essere promossa e divulgata. Tale azione deve però essere riportata coerentemente in un “piano integrato” che possa prendere giovamento dalle migliori competenze del paese, infondere fiducia e soprattutto fornire una direzione chiara alle tante risorse imprenditoriali, sociali e professionali che sono già pronte a seguire. Tale piano dovrà essere definito utilizzando un dialogo inclusivo con le parti sociali e definire responsabilitàà, tempi, azioni e risultati raggiungibili nel breve, medio e lungo periodo interfacciandomi con obiettivi e risorse individuate ancor a livello europeo.   Com’è noto, fra numerose attività che l’Unione Europea promuove in difesa del clima e dell’ambiente vi è quella dell’edilizia sostenibile progettata e realizzata con protocolli energetico-ambientali (rating system) che sono definiti e promossi da associazioni no profit secondo principi di sussidiarietàà e inclusività. Nel merito, tra i vari protocolli energetico-ambientali (rating system) rappresentati e ampiamente applicati nel nostro il protocollo denominato “GBC Historic Building” primo strumento a livello mondiale a coniugare “Heritage & Sustainability”, restauro e riqualificazione sostenibile degli edifici con valenza storico-testimoniale sviluppato anche in collaborazione con MIBACT. Un ulteriore protocollo di particolare interesse su più ampia scala è anche “GBC Quartieri” che è applicabile alla riqualificazione di aree urbane.   Tra i progetti di prossima produzione (attualmente in bozza) il protocollo “GBC Borghi Storici” che deriva dalla sintesi logica dei precedenti per valorizzare l’immenso patrimonio culturale delle nostre Aree Interne.  

Conclusioni   La consapevolezza dei temi sulla sostenibilità ci porta ad un approccio integrato al “sistema edificio” che coniughi al contempo aspetti di resilienza, sostenibilità e salubrità, e dunque ad adottare le buone pratiche della cultura dell’abitare per politiche industriali in materia di investimenti, turismo, immobiliare e infrastrutture in armonia con il Creato ed, in particolare, per lo sviluppo sostenibile e la messa in sicurezza green dei territori e delle città, dei boschi e delle coste, degli immobili e dei relativi impianti.




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