Sviluppare competenze digitali sarà un fattore chiave per entrare nel mercato del lavoro, alla luce degli obiettivi del Pnrr, e tra le ragazze sembra esserci una migliore predisposizione. Tuttavia, nei primi anni di pratica in azienda, si genera un gap di competenze tecniche a favore degli uomini. Lo rileva uno studio realizzato da DigitAlly, startup che punta a formare e inserire i profili digitali più richiesti, in un network di oltre 80 aziende.

L’indagine ha preso in esame 1500 figure junior, chiamate a rispondere a un test di Digital Assessment. Il 70% del cluster femminile ha ottenuto i punteggi più alti, contro il 65% di quello maschile. Osservando però le skill tecniche più spesso acquisite in azienda, le cose cambiano. Infatti, se i risultati in ambito di digital strategy sono simili alle prime esperienze di lavoro, intorno ai 30 anni tendono ad essere superiori tra gli uomini. Un dato che fa riflettere sugli stereotipi di genere, che spesso influenzano processi di selezione e crescita a inizio carriera.

Obiettivi e risultati della ricerca

L’obiettivo dello studio era misurare il livello di “digital mindset”, un insieme di competenze essenziali nella transizione digitale dell’economia. Non solo conoscenze tecniche, ma anche soft skill, capacità di personal branding, conoscenza dell’inglese, attitudine a risolvere i problemi e sfruttarli come opportunità di crescita.

Pur senza molti anni di esperienza e spesso con una formazione scolastica poco focalizzata sul digitale, la maggior parte dei rispondenti (68%) ha raggiunto un profilo SEMI-PRO, a un passo dal gradino più alto occupato dai professionisti. Il SEMI-PRO tipo è una donna, ha un background in economia e comunicazione, un range di età tra i 22-27 anni e un livello alto di soft skill, in particolare nell’ambito relazionale, growth mindset e intelligenza emotiva.

Solo poco meno di un terzo corrisponde al profilo PROFESSIONAL, ma in questo caso sono gli uomini ad aver totalizzato i punteggi più alti (32% vs 26% di ragazze).

Genere e background

Se le ragazze hanno mostrato un digital mindset complessivo mediamente più alto, i ragazzi presentano un livello maggiore di competenze sul ragionamento logico e digital strategy.

Tra le donne si registrano invece livelli più elevati di skill relazionali, di padronanzadell’inglese e un atteggiamento costruttivo verso sfide, critiche e cambiamenti della nuova società digitale.

I punteggi migliori appartengono a chi ha un background in comunicazione (75%) ed economia (73%), davanti anche a chi proviene da lauree STEM (65%). I più bassi si riferiscono invece a lauree umanistiche e scienze politiche-legal (63%).

 Gli aspetti che incidono di più sul “digital mindset”

I giovani che entrano oggi sul mercato del lavoro sono molto dotati in termini di soft skill, capacità di entrare in empatia e avere un growth mindset. Attitudini molto positive nell’attuale scenario di profonda incertezza.

Le competenze sulla digital strategy hanno ricevuto al momento un punteggio medio più basso. Si tratta infatti di aspetti nozionistici e multidisciplinari, che spesso vengono acquisiti attraverso la pratica e si uniscono alla capacità di creare relazioni logiche all’interno di un ecosistema complesso e variegato come quello digitale. E’ proprio qui che la formazione può avere un impatto, se plasmata sulle esigenze delle aziende.

Ancora scarse le competenze sul ragionamento logico e matematico, ad eccezione di chi ha un background STEM. Migliorano però con l’età (over 28), probabilmente perché allenate anche in contesti lavorativi. I punteggi più bassi, infine, si registrano a livello personal branding, soprattutto sui giovanissimi, mentre aumentano tra i ragazzi che hanno completato gli studi universitari

Conclusioni

Lo studio ha rivelato come i giovani rappresentino un’incredibile opportunità per le aziende che devono affrontare le prossime sfide della trasformazione digitale. In molti casi, però, i ragazzi non sanno “vendersi” correttamente e subiscono la sovraesposizione sui social, invece di usarli a loro vantaggio per presentarsi correttamente. Oppure vengono selezionati per le prime esperienze in base a stereotipi di genere, che nel tempo aumentano il gap di competenze tra ragazzi e ragazze, con un impatto sulla loro carriera. Così, nel passaggio dalla scuola all’azienda, si rischia di sottovalutare e perdere molti talenti.

“In questo momento storico, è cruciale formare e reperire nel minor tempo possibile il capitale umano che il piano di ripresa europeo ci richiede. I dati dell’indagine sono incoraggianti, se pensiamo ai numeri che la disoccupazione giovanile e femminile ha raggiunto con la pandemia” ha commentatoFrancesca Devescovi, CEO di DigitAlly. “Lavoriamo da anni con decine di grandi aziende, per sopperire al crescente bisogno di profili digitali: ai giovani serve più consapevolezza riguardo alle competenze su cui puntare. I nostri sforzi vanno da sempre in questa direzione, ma ora serve un fronte comune da parte di tutto l’ecosistema italiano di HR, formazione e recruiting.”

Adriana Rava

Ufficio stampa DigitAlly

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