Le recenti misure della società energetica russa Gazprom volte a ridurre il flusso di gas verso l’Europa e la minaccia di una completa interruzione nel prossimo inverno hanno messo in serio allarme tutti i paesi europei dipendenti da tali forniture energetiche.

Per questo motivo il sistema paese potrebbe trovarsi a misurarsi con una dura prova ed è urgente un patto sociale tra imprese e cittadini per essere tutti più efficienti e responsabili nell’utilizzo dell’energia. La capacità di gestire questa emergenza avrà immediato riflesso nella struttura sociale ed economica nel paese in cui l’inflazione ha già iniziato ad erodere i salari.

La Commissione europea ha presentato il 18 maggio 2022 il Piano “REPower EU” come risposta alle difficoltà e alle perturbazioni nel mercato mondiale dell’energia causate dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. L’obiettivo del Piano è quello di trasformare il sistema energetico europeo per porre fine alla dipendenza dell’Unione Europea dai combustibili fossili della Russia e affrontare la crisi climatica.

Si tratta di linee programmatiche i cui principali ambiti di intervento, in materia energetica, sono: la diversificazione dell’approvvigionamento energetico, l’efficienza energetica e l’accelerazione nella diffusione delle energie rinnovabili.

L’elevato ricorso all’approvvigionamento energetico fuori dai propri confini nazionali, rappresenta una delle principali criticità dei paesi dell’Unione Europea e in particolare dell’Italia. Il nostro paese ha un tasso di dipendenza energetica dall’estero pari al 73% del proprio fabbisogno nazionale contro una media europea del 57%. Del fabbisogno energetico complessivo il 65% è rappresentato dal gas naturale e dal petrolio di cui vengono importati rispettivamente il 96% e il 90% (Ministero della Transizione Energetica).

Tra i principali fornitori di energia all’Italia troviamo al primo posto la Russia, che copre il 25% del nostro fabbisogno energetico e da cui dipendiamo significativamente per il 40% di gas naturale e per il 12% del petrolio. La dipendenza energetica con la Russia per quanto riguarda il gas naturale risulta critica considerando che potrà essere ridotta, e completamente azzerata, soltanto in un arco temporale variabile da 12 a 36 mesi e a patto che il piano governativo di intervento sia rapido, efficiente e che non subisca ritardi.

Attualmente la continuità operativa del paese è assicurata da cinque gasdotti e da tre terminali di rigassificazione offshore (FSRU – Floating, Storage and Regasification Unit) e da una capacità di stoccaggio seconda solo alla Germania.

Con la reale minaccia di riduzione dell’afflusso di gas proveniente dalla Russia, l’Italia dovrà procedere speditamente su vari fronti, come indicato nelle linee guida dello stesso Piano “REPower EU”, ovvero nel breve termine immagazzinare più gas possibile negli stoccaggi naturali,  aumentare la capacità di trasporto con gli altri fornitori di gas dall’Algeria, Libia e Azerbaijan, ripristinare l’operatività dei giacimenti in adriatico, mentre nel medio termine prevedere l’installazione di nuovi rigassificatori offshore FSRU di gas liquefatto e possibilità di raddoppiare i gasdotti già esistenti.

Anra auspica che il piano di investimenti in nuovi impianti FSRU possa procedere in maniera lineare, anche ricorrendo a misure legislative ad hoc atte a far prevalere gli interessi strategici e nazionali sugli interessi delle comunità locali.

«Mentre osserviamo che alcune grandi aziende hanno già iniziato ad adottare piani di efficienza e di impatto sostenibile dei loro consumi, moltissimo resta da fare nell’ambito delle Piccole e Medie Imprese (PMI) italiane – dichiara Carlo Cosimi, Presidente di Anra – Tra i maggiori ostacoli alla diffusione dell’efficienza energetica nel comparto produttivo e manifatturiero italiano riscontriamo ancora una scarsa conoscenza e l’assenza di strumenti utili alla realizzazione delle diagnosi energetiche. Mancano le competenze e gli strumenti per l’efficienza energetica, come ad esempio audit energetici e implementazioni delle azioni correttive».

Il prossimo inverno sarà quello più critico sotto il punto di vista energetico perché gli investimenti auspicati a medio termine non potranno essere ancora operativi e sarà, dunque, necessario intervenire solo sui consumi di energia. Sarà essenziale e vitale fare la propria parte nell’accettare una serie di misure di contenimento dei consumi e ove necessario cambiare e rendere le abitudini più virtuose.

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