Rappresentano il 2% della superficie terrestre eppure contribuiscono esponenzialmente alla crisi climatica: ad inquinare maggiormente sono le città, le megalopoli cinesi ma anche le grandi metropoli europee.  

«La più inquinante tra le città italiane è Torino, che è settima in Europa ed al cinquantaduesimo posto della classifica mondiale, con 23 milioni di tonnellate di Co2 equivalenti immesse ogni anno in atmosfera» puntualizzano gli analisti di Silvi Costruzioni Edili, basandosi sulla ricerca “Keeping Track of Greenhouse Gas Emission Reduction Progress” della School of Environmental Science and Engineering della Sun Yat-sen University.  
Nello studio —condotto da Ting Wei, Junliang Wu e Shaoqing Chen— in cima al ranking mondiale spiccano Handan con 199 milioni di tonnellate di Co2 equivalenti immesse in atmosfera ogni anno, Shangai (188 Mt Co2 equivalenti), Suzhou (152 Mt Co2 equivalenti), Dalian (142 Mt Co2 equivalenti) e al quinto posto Pechino (132 Mt Co2 equivalenti).  

Ma l’Europa non scherza.«La città più inquinante del nostro Continente è Mosca (al settimo posto del ranking globale) con 114 milioni di tonnellate di Co2 equivalenti immesse in atmosfera ogni anno, seguita al secondo posto da Istanbul (al quattordicesimo posto a livello mondiale) con 73 milioni di tonnellate e da Francoforte al terzo posto con 46 milioni di tonnellate» sottolinea Gianni Silvi, CEO di Silvi Costruzioni Edili.   Seguono: San Pietroburgo (43 Mt Co2) Atene (39 Mt Co2), Berlino (28 Mt Co2) e Torino (23 Mt Co2) che è appunto settima in Europa e permane anche al cinquantaduesimo posto della graduatoria mondiale.   La top-12 continua poi con Amburgo (20 Mt Co2) Rotterdam (18 Mt Co2), Varsavia (14 Mt Co2), Lione (10 Mt Co2 eq.) e quindi Bologna (8 Mt Co2), che chiude la classifica al dodicesimo posto.  

«Il problema delle città in Europa è legato agli edifici che —a livello del nostro continente— rappresentano una quota pari al 36% delle emissioni di CO2 equivalenti» puntualizza Silvia Silvi, General Manager della Silvi Costruzioni.   «Anche perché —prosegue Silvia Silvioltre 6 immobili su 10 sono obsoleti. Nel nostro Paese, dove il parco edilizio è composto per il 92% da edifici residenziali e per il restante 8% da immobili destinati ad altri usi, la maggior parte delle proprietà infatti sono vetuste e potrebbero trarre un grande beneficio dalle ristrutturazioni, con l’obiettivo ideale di arrivare ad avere città più resilienti in un contesto, quello metropolitano, dove —secondo i dati Eurostat— vive oggi il 75% della popolazione».   D’altra parte gli elevati costi di realizzazione continuano a fare da barriera alla diffusione di tecnologie smart per costituire di fatto «edifici intelligenti» (Smart Building) e spesso chi affronta tali spese è spinto più da considerazioni economiche —anche in termini di incentivi statali quali il Superbonus 110%— piuttosto che da una reale consapevolezza dei benefici ottenibili in termini di benessere degli occupanti e —latu sensu— del genere umano.  

Cosa succederà nel 2023 e negli anni a venire? «La Renovation Wave Strategy ha imposto al settore dell’edilizia tagli consistenti entro il 2030 a partire dal taglio del 60% delle emissioni climalteranti e dalla riduzione del 14% dei consumi di energia e addirittura del 18% dei consumi per riscaldamento e raffrescamento rispetto al 2015, nonché un raddoppio del tasso di ristrutturazione edilizia» rispondono gli esperti di Silvi Costruzioni Edili.   Obiettivi poi inaspriti dal piano “REPowerEU” di affrancamento dal gas russo, che ha di fatto aumentato del 13% il target di efficienza energetica e del 45% la quota da energia rinnovabile dei consumi complessivi al 2030, con un raddoppio del tasso di installazione di solare fotovoltaico.   La proposta di revisione della EPBD (Energy Performance of Building Directive) introduce inoltre ulteriori vincoli per le nuove costruzioni e le ristrutturazioni: «dal primo gennaio 2027 tutti gli edifici nuovi utilizzati o di proprietà di enti pubblici dovranno essere “a emissioni zero” e dal 2030 lo stesso verrà richiesto a tutte le nuove costruzioni e alle ristrutturazioni profonde. Nel contempo tutti gli edifici già esistenti dovranno migliorare le loro prestazioni energetiche raggiungendo almeno la classe “E” tra il 2030 e il 2033» concludono gli esperti.  


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