Di Pier Giorgio Cozzi *

Parturient montes, nascetur ridiculus mus. È questa l’impressione che si ha della sessione della settima Convention nazionale di Federcongressi&eventi tenutasi a Venezia nei giorni scorsi, nel cui ambito i rappresentanti delle associazioni di categoria e l’Enit hanno discusso le prospettive per l’immediato futuro dell’industria congressuale alla presenza del Ministro per i Beni Culturali e il Turismo Dario Franceschini.

Qualche informazione per i lettori di queste note che non appartenendo al settore congressuale, non hanno dimestichezza con sigle e temi propri di questo settore dei servizi:

Convention bureau: nella cassetta degli attrezzi del marketing per il turismo, il Convention Bureau, che la lingua del Mice spesso indica con la sigla CB (e la sua estensione: il Convention & Visitor Bureau – CVB), è uno strumento di promozione. Secondo Magda Antonioli Corigliano, docente alla School of Management dell’Università Bocconi di Milano,“il Convention Bureau aggrega varie realtà, ponendosi come momento di raccordo, come veicolo dell’immagine delle diverse componenti della destinazione e come veicolo di traino per poter creare o suscitare motivazioni nella domanda […] Assume un’importanza primaria nel definire la competitività a livello d’area del prodotto turistico” (1997).

Federcongressi&eventi è l’associazione delle imprese e dei professionisti che lavorano nell’industria italiana dei convegni, congressi ed eventi: un’industria che dà lavoro a 287.741 persone, di cui 190.125 dipendenti a tempo pieno e 97.616 professionisti autonomi, e che ha aumentato di 97 milioni di euro la produzione delle aziende agricole, di 3,65 miliardi quella delle aziende industriali, di 6,9 miliardi quella degli alberghi e di 4,9 miliardi quella dei ristoranti. Il PIL congressuale ammonta a 15 miliardi e 88 milioni di euro (Fonte: Il conto economico del settore congressuale, Università di Bologna).

L’otto marzo si è dunque tenuta, alla presenza del Ministro per i Beni Culturali e il Turismo Dario Franceschini, la tavola rotonda conclusiva della settima Convention nazionale di Federcongressi&eventi, tenutasi a Venezia. L’oggetto era il “rilancio” della meeting industry italiana, con riferimento al progetto presentato da tutte le associazioni di categoria al Tavolo di Coordinamento MICE che vede Federcongressi&eventi compartecipe con Enit, Regioni e Province Autonome, Confturismo-Confcommercio, Federturismo-Confindustria, Confesercenti-Assoturismo. La tavola rotonda è stata introdotta dal Prof. Armando Peres, Presidente del Comitato Turismo dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), che ha indicato i problemi che impediscono all’industria degli eventi italiana di esprimersi per quanto potrebbe, ossia:

•la governance (manca un coordinamento nazionale a livello sia turistico sia specifico congressuale),

•il sistema infrastrutturale,

•l’inadeguatezza di molte strutture congressuali,

•l’accoglienza a volte insufficiente causa le ridotte dimensioni degli alberghi e il loro posizionamento lontano dai centri congressi,

•la fiscalità, la formazione professionale.

Il Professor Peres ha concluso invocando la nascita di a) un Convention bureau nazionale, b) un intervento sul Titolo V della Costituzione, che consenta di portare al centro il coordinamento delle materie turistiche, c) un intervento sulla fiscalità e, infine, d) un sistema di raccolta dati efficiente.

In particolare, parliamo qui del Progetto per la costituzione di un Convention Bureau nazionale privato “business oriented”, che funga da principale interlocutore di Enit sul congressuale, in collaborazione con le Regioni e in totale autonomia economica. Il modello è quello della long term partnership, con la partecipazione delle destinazioni suddivise su due livelli, sull’esempio del CB di Norvegia. Budget iniziale stimato: 332.000 euro.

Qualche commento personale.

I privati agiscono in prima persona; lodevole. Forse anche perché il (neo) ministro con portafoglio ai Beni e attività culturali e turismo Dario Franceschini ha ereditato il turismo in coda ai Beni culturali, con i quali spartire le magre risorse disponibili. Ciò significa che le carenze denunciate dal professor Peres saranno destinate a rimanere le stesse. O, al massimo, ad aumentare. Le annose vicissitudini del precedente esperimento di Convention bureau nazionale Italia, aperto nel 2011 e chiuso a fine 2012 (budget sette milioni, ministro M.V. Brambilla), non autorizzano… voli pindarici.

Raccolta “efficiente” dei dati. Il Coordinatore tecnico della Commissione Turismo Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Gianluca Caruso: « In Italia c’è un Osservatorio nazionale che è bloccato da anni, e non mi riferisco solo a quello congressuale ma a tutto il sistema della raccolta dati turistici. C’è un Comitato di coordinamento per il turismo che non è mai stato convocato…». Su quali dati baserà le sue strategie di marketing il nascituro CB?

Il Presidente Federturismo-Confindustria Renzo Iorio: tutti d’accordo sull’utilità del Convention bureau nazionale, ma ciò che balza all’occhio è come siano i privati a metterlo in piedi in un Paese che ha 13mila enti pubblici che si occupano di turismo. «Dobbiamo prendere atto che questo sistema non funziona: la macchina costa un miliardo all’anno […] I primi provvedimenti per me non possono che essere una revisione immediata del Titolo V, una revisione della fiscalità e un’adeguata visibilità alle bellezze del nostro Paese». Vasto programma, anche per un governo di quarantenni e rispettoso delle “quote rosa” come quello in carica: difficile pensare che il turismo sia al vertice dei suoi pensieri. Quanto ai tempi…

Data fissata per la nascita del CB: aprile 2014. Insieme con gli auguri di prammatica ai neonati: lunga vita, successo e profitti, non riesco a scacciare dalla mente un aggettivo non proprio lusinghiero che contraddistinse un esponente di primo piano della nostra storia politica: “rieccolo”.

Spero di sbagliarmi.

*giornalista e autore di “Professione lobbista. Portatori d’interesse o faccendieri?”