Prendere decisioni giuste con fair play

Ugo Perugini (da Capoverso)

Nelle organizzazioni tutto ruota attorno alle decisioni che vengono prese dai vertici delle aziende. Si tratta spesso di decisioni rischiose, di solito adottate avendo a disposizione informazioni incomplete, oppure oggi, al contrario, trovandosi di fronte a un sovraccarico eccessivo di informazioni, e troppo spesso disponendo di un tempo molto più ridotto di quanto sarebbe necessario.

Oltretutto, i manager che devono prendere una decisione hanno margini sempre più ridotti di errore che possono essere tollerati e devono operare in un ambiente che cambia rapidamente ed è sottoposto a continue pressioni, interne ed esterne, e a crescente volatilità.

In questo quadro, i sistemi che venivano adottati un tempo per prendere le decisioni, cioè quelli legati all’intuizione, al buon senso, alle competenze specialistiche, non sono più sufficienti. Anche prendere delle decisioni, come ogni altra skill, può essere sviluppata e rafforzata se viene utilizzata in modo efficace. (Si veda, a tal proposito “Winning Decisions: getting it right the first time” di Russo & Schoemaker, 2002)

Cambiamo ora prospettiva. E mettiamoci dalla parte di chi le decisioni le subisce. E’ vero che se certe decisioni, che pure non condividiamo, portano a risultati favorevoli siamo propensi a credere che il processo decisionale che sta a monte sia stato tutto sommato equo. Ma se conosciamo bene come si è svolto il processo decisionale e lo consideriamo equo, siamo portati ad accettare più facilmente anche eventuali esiti negativi. Al contrario, se abbiamo l’impressione che il processo decisionale che vi sta dietro sia stato iniquo, anche se i risultati alla fine sono favorevoli, il nostro atteggiamento resta quello del rifiuto. Prevale, quindi, un senso etico innato che non va soffocato.

Secondo altri due autori, Kim e Mauborgne, le reazioni negative che si possono verificare di fronte alle decisioni prese dal management sono dovute a tre cause principali:

  • La mancanza di partecipazione da parte di coloro che dovranno essere toccati direttamente dalle decisioni;
  • La mancanza di spiegazioni chiare, razionali e obiettive per giustificare una decisione;
  • Una scarsa informazione su che cosa ci si attende dalle decisioni prese, cioè le reali implicazioni e ricadute che queste potranno avere

Allora, ci si chiede, questi concetti teorici possono trovare reale applicazioni nei comportamenti dei manager? La risposta è positiva a condizione che all’interno di un’organizzazione si applichi un processo che tenga conto di tutti questi aspetti.