Pier Giorgio Cozzi

 

I have a dream. Lo dico sfidando il ridicolo, l’accusa di visionario e/o populista: e se a scuola tornassimo a bocciare?

Per la verità, l’idea, la cullo già da un po’. Quando Galli della Loggia ha pubblicato sul Corriere una lunga riflessione sui mali della scuola italiana: «una scuola che non seleziona, che non accerta il merito, una scuola che in linea di principio rifiuta di fornire alla società, al mondo del lavoro, qualunque attestato affidabile circa le reali competenze, la volontà di impegnarsi, le capacità d’ingegno e di carattere, dei giovani che le sono stati affidati», una scuola di todos caballeros che adotta la promozione d’ufficio generalizzata e indiscriminata, una scuola universalista e politicamente edificante (“nessuno resti indietro”), mi son detto: vuoi vedere che se reintroducessimo nel processo formativo il concetto di merito riusciremmo infine a realizzare una piramide rovescia (bottom-up nella lingua del marketing e della comunicazione) fatta di persone capaci – col tempo – di realizzare un Paese un po’ meno peggio dell’attuale?

Come potrebbe realizzarsi – nel tempo, ripeto – un programma così ambizioso? Reintroducendo a partire dalla scuola il vecchio, desueto concetto: tutti uguali sulla linea di partenza, ognuno avanzi secondo capacità e merito. Così, visto che “bocciare” non sarebbe più un delitto di lesa democrazia, la meritocrazia reintrodotta come valore (ethos) farebbe sì che gli individui, riconoscendole, saprebbero liberarsi dalla maggior parte di quelle cose che oggi accadono per incapacità e stupidità, individuale e collettiva. Stupidi che, secondo il noto teorema dell’economista Carlo Maria Cipolla, sono più pericolosi dei delinquenti e dei furbi.

Qualche esempio di auspicabile sonora bocciatura? Eccone alcuni, a caso. Autori della proposta di concedere agli studenti l’uso del bigino durante l’esame di maturità? Bocciati. Sostenitori della tesi che i vaccini provocano l’autismo: bocciati. Amministratori e personale di imprese private statali e parastatali che confondono azienda con sinecura: bocciati. Creativi di spot pubblicitari incomprensibili e fotocopiati: bocciati. Amministrazioni civiche che si attivano solamente sotto elezioni, per il resto calma piatta: bocciate. Economisti propugnatori della tesi «gli immigrati sono una risorsa, pagheranno le nostre pensioni»: bocciati. Intellettuali e maitres a penser autoreferenziali, scollati dalla realtà quotidiana: bocciati. Giornalisti saccenti, boriosi, ego-riferiti, genuflessi: bocciati. Riformatori della burocrazia che mettono in piedi commissioni per la riforma: bocciati. Benaltristi che eludono i problemi dichiarando «c’è ben altro di cui preoccuparsi»: bocciati. Accorrenti in soccorso dei vincitori: bocciati.

Banchieri che scaricano sui clienti la crisi dei loro istituti? Bocciati. Genitori che ricorrono ai Tar contro la bocciatura dei figli: bocciati. Sostenitori e diffusori virali del «politicamente corretto»: bocciati. Onanisti della Rete e dei ‘social group’: bocciati. Elusori dei doveri più elementari perché «non è compito mio»: bocciati. Produttori, autori e interpreti di ricalcate rubriche televisive di gastronomia: bocciati. Calciatori ipertatuati, per non parlar del… crine: bocciati. Sostenitori dell’inutilità dal congiuntivo: bocciati. Nel Paese di Leonardo e di Michelangelo, autori di “merda d’artista”: bocciati.

Ignoranti della differenza tra tecnica e tecnologia, problema e problematica, tipo e tipologia: bocciati. Native digital che ‘di default’ “scannerizzano” e “formattano”: bocciati.

Faziosi a prescindere: NoTav, NoGasdotti, NoInceneritori, No opere di pubblica utilità in genere, portatori della sindrome “Nimby” (not in my backyard)? Bocciati. Persuasi che ‘un vigilantes’ e ‘un silos’ siano forme lessicali corrette: bocciati. Astanti che, in chiesa e sul sagrato, ai funerali applaudono il defunto: bocciati. Ristoratori che appena ti accomodi al tavolo ti chiedono «Da bere?»: bocciati. Massimalisti delle scie chimiche, del gluten free, dell’olio di palma: bocciati. Oltranzisti di “bio”, chilometro zero, mango, avocado, quinoa, zenzero: bocciati. Utenti che al telefono chiudono la conversazione con «Ciao ciao ciaciaciaciacia…»: bocciati. Calzati senza calze e con caviglia ventilata: bocciati.

Ciclisti che pedalano contromano e fuori delle piste ciclabili? Bocciati. Parcheggiatori di auto in terza fila perché «mi fermo solo un attimino»: bocciati. Automobilisti che usano il cellulare mentre guidano: bocciati. Conferenzieri che presentano le loro diapositive leggendole: bocciati. Relatori che esordiscono con «solo poche parole» e poi la menano sino a sfinirti: bocciati. Tafazzisti (percussionisti scrotali), che non sanno ma lo insegnano: bocciati. Saputelli convinti che in italiano si pronunci mìdia, giùnior, gìnius e si scriva vs invece di “contro”: bocciati. Cronisti che scrivono endorsement invece di “appoggio, sostegno”: bocciati. Telecronisti che ci parlano dell’ “inerzia della partita” e del “pollice del piede”: bocciati…

Per mancanza di spazio mi fermo qui. L’elenco, naturalmente, può allungarsi. Con il vostro “meritorio” contributo, of course.