di Grazia De Benedetti

Distratti da altre problematiche, non abbiamo acquisito una consapevolezza collettiva.

Siamo in pericolo e non lo sappiamo

Dall’epoca dei nostri nonni si è perso metà del ghiaccio sulle Alpi, perché la temperatura in Italia si è alzata di un grado e mezzo-  un esempio che Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, cita per spiegare la grave minaccia che coinvolge tutto il pianeta. –Il riscaldamento globale generato dall’uomo non è un’ipotesi, bensì un fenomeno già in atto. Oggi il mondo è malato, come se avesse la febbre a 38, ma se non si contiene l’aumento a un grado e mezzo, si passa la linea rossa e il malato muore-.

Lo sgomento assale anche chi è già informato. Perché non si è lanciato l’allarme prima di arrivare a questo punto? Da decenni la ricerca scientifica pubblica i suoi risultati: dalla teoria del Nobel Arrhenius, nel 1896, sui danni della combustione del carbone alle conferme di molti altri scienziati, nel 1938, 1958, 1975 1979,  fino al 1988, nascita dell’IPCC, il gruppo di scienziati-osservatorio delle Nazioni Unite, che, nel ’92, porta quasi tutti i Paesi a firmare la Convenzione-quadro sui cambiamenti climatici e quindi, nel ’97, il Protocollo di Kyoto. Ma né i politici né le popolazioni hanno una reale percezione del pericolo che ci sovrasta.

In ritardo di 30 anni

Siamo indietro di 30 anni. La comunicazione non ha funzionato. -continua Luca Mercalli. –Distratti da altri problemi, non abbiamo acquisito una consapevolezza collettiva-.

“Non ci credo.” afferma Trump e con lui moltissime persone, che preferiscono scacciare fastidiose problematiche e aderire, com’è oggi di moda, ad affermazioni orecchiate, più condivisibili. Ma qui non si tratta di opinioni, bensì di una Legge universale, a cui bisogna obbedire.

Ci sono stati forniti troppi dati, che non sono stati metabolizzati. Bisogna generare un cambiamento culturale che solo le emozioni possono  suscitare-.

Emozioni e scienza. Una mostra per capire

In una mostra , curata da Luca Mercalli, le meraviglie naturali del Pianeta suscitano stupore, in contrasto con le catastrofi causate dall’effetto serra, che provocano altri sentimenti, così come i  testimoni che narrano i drammatici mutamenti in atto: l’orso polare per il ghiaccio, la tartaruga per l’acqua, l’elefante per la terra e l’uomo per la plastica. In un’altra sala si può divenire consapevoli che, cooperando, da cittadini, decisori politici, attori economici si può contrastare il cambiamento: -Viviamo in un momento cruciale della storia dell’umanità, l’Antropocene, in cui la presa di coscienza delle popolazioni, la posizione dei governi, la rivoluzione delle energie rinnovabili e la scelta etica di consumi più moderati sono l’unica possibilità di invertire una marcia che ci porta verso tempi ostili-. Il terzo momento invita ad agire: suggerimenti virtuosi che ognuno di noi può adottare nella vita di tutti i giorni, dal cibo ai consumi energetici, dai rifiuti all’igiene, ai trasporti.

Milano e altre città stanno dando il buon esempio con scelte politiche coraggiose, magari poco gradite alla gente, che non ne percepisce le finalità ed è spesso contraria a cambiare uno stile di vita che fa comodo.

No audience no media

La TV e gli altri media hanno trascurato per troppi anni la sempre più grave situazione del Pianeta, perché al pubblico non interessava: non faceva audience, malgrado le conseguenze siano sotto gli occhi di tutti. Ovunque si registrano siccità, incendi di foreste, ondate di calore, alluvioni, tempeste, fusione accelerata dei ghiacciai, aumento di malattie e morti legate all’inquinamento, scomparsa di specie animali e vegetali. Ogni giorno su Internet, alla voce “riscaldamento globale” si possono leggere i disastri quotidiani.

Risorse da riciclare nel mondo limitato

La Terra non morirà. Soffrirà, muterà, ma non scomparirà. A scomparire potrebbero essere le condizioni per la vita umana, questa è l’idea centrale della mostra. -Domani potrei già non avere più a disposizione l’acqua da versarmi nel bicchiere. -commenta Luca Mercalli. –Occorrono al più presto misure senza precedenti, come sottolinea l’IPCC. Non si può continuare a crescere all’infinito. Il mondo è limitato e così le sue risorse-.

Ed ecco che proprio in questi giorni, i figli e i nipoti, che noi avremmo dovuto proteggere, prendono in mano il loro futuro, sfondando il muro di silenzio che, in nome dell’economia e della supremazia politica e tecnologica, ha occultato il problema. Riusciranno questi ragazzi a rendere consapevoli gli esseri umani che noi siamo solo una componente della Natura e siamo i responsabili delle catastrofi che ci piovono addosso? La loro mobilitazione, partita da una sedicenne svedese, è piena di energia e di determinazione per diffondere ma in fretta un diverso atteggiamento culturale. Davide contro tanti Golia. Un messaggio urgente. Una speranza