Di Demetrio Minutilli

Il 2014 sarà migliore del 2013, almeno dal punto di vista del mercato degli eventi.

La recessione sembra allontanarsi e si avvicina il rilancio dell’economia, fiducia nella ripresa con indici positivi che non si registravano dall’aprile del 2011.

A sostenerlo sono i dati emersi durante una importante fiera europea appena conclusa , che ha presentato dati aggiornati della propria Direzione Interna Ricerche con cui ha monitorato, anno su anno, il sentiment del settore nelle varie aree del mondo.

E per la prima volta da qualche anno a questa parte, l’indagine ha rilevato che i buyer di agenzie e i fornitori europei (fra cui gli alberghi) non considerano più l’impatto dell’economia globale sul mercato degli eventi come la prima delle loro preoccupazioni, ma cominciano a concentrarsi su aspetti più specificatamente legati alle proprie performance: fornire valore aggiunto ai clienti, sviluppare relazioni di business basate sulla fiducia, offrire servizi di eccellenza e dimostrare ai clienti il ritorno sugli investimenti effettuati.

I flussi legati agli eventi da e per l’Europa riacquistano volume: il 57% dei supplier intervistati ritiene che i buyer europei stiano ricominciando a cercare nuove destinazioni per i propri eventi, rimettendo in moto un meccanismo virtuoso di “traffico” che coinvolge molte destinazioni europee.

Tra le destinazioni più utilizzate nel 2014 dagli organizzatori di eventi europei vede l’Italia al secondo posto, superata solo dalla Spagna. Percentuali significative di buyer progettano inoltre di portare i propri eventi su destinazioni a lungo raggio: in Asia (35%), nelle Americhe (43%), in Africa (19%) e in Medio Oriente (32%).

I fattori che maggiormente influenzeranno la scelta della destinazione e della sede per l’evento nei prossimi 12 mesi sono la qualità del servizio, il buon rapporto qualità/prezzo e l’accessibilità, ma anche la conformità agli standard internazionali di settore, che si rivela una priorità sempre più consolidata.

Meno positivi i riscontri sulle dimensioni degli eventi: sebbene il 21% dei buyer abbia registrato un incremento di partecipanti europei agli eventi, il 65% ha rilevato una sostanziale stabilità, mentre la restante parte ne ha visto invece la flessione.

Ulteriori dati positivi arrivano anche YPO Global Pulse Confidence Index, indagine condotta con cadenza trimestrale da YPO, rete mondiale di 20mila CEO, coinvolgendo 2.113 amministratori delegati di tutto il mondo, tra cui 272 nell’Unione Europea. Secondo la ricerca in Europa l’indice di fiducia, che lo scorso anno si era attestato a 51,4 punti, il più basso registrato nei quattro anni e mezzo di vita della survey, ha raggiunto oggi i 59,2 punti.

Il maggior ottimismo che si respira nel Vecchio Continente è confermato anche da un altro elemento. Il gap tra Europa e Asia, che sino a sei mesi fa raggiungeva ben 12,8 punti, oggi è ridotto a 1 solo punto.

Due le ragioni del clima positivo che si respira in Europa. Da una parte le imprese prevedono un incremento delle vendite: oltre la metà dei partecipanti all’indagine, infatti, pensa che aumenteranno nel corso dei prossimi 12 mesi. Dall’altra, l’impegno della Banca Centrale Europea per stabilizzare l’euro ha fatto sì che il sentiment generale nei paesi periferici più colpiti dalla crisi della moneta unica sia diventato positivo come quello delle principali economie.

Un clima che, però, non sembra portare a nuove opportunità occupazionali: le assunzioni di dipendenti e le previsioni di investimenti in Europa rimangono infatti più attenuate rispetto al quadro economico mondiale.