Lui comincia raccontando una storia recente piuttosto nota. E anche noi faremo così. E’ la storia di una scoperta affascinante dovuta a tre speleologi che nel 1994, nelle montagne dei Pirenei, scoprirono sulla parete di una caverna sotterranea immagini realizzate oltre 25.000 anni fa. Si tratta, lo avrete capito, delle pitture della grotta di Chauvet, scene di bisonti e cavalli che corrono, leoni e altri animali che vengono cacciati, insieme alle famosissime impronte di mani umane in ocra rossa.

Rick riflette sull’importanza che esse hanno rappresentano per le generazioni future. Gli sciamani che le hanno realizzate sono stati in grado di dare un senso alla vita del loro popolo, esposta agli infiniti rischi di un mondo ostile e incontrollabile, e, attraverso disegni e scene di caccia, hanno trasmesso l’esperienza accumulata nel tempo alle generazioni successive. E, nel frattempo, hanno saputo costruire una storia comune, che è diventata anche conoscenza collettiva, e, perciò, usanze, identità, valori, nei quali riconoscersi e per i quali lottare con l’obiettivo primario della sopravvivenza.

 

La differenza con il mondo odierno e i mercati in continuo sommovimento, secondo Rick, non è poi così grande. Siamo ormai abituati a cambiamenti repentini che, anche a causa del progresso tecnologico, trasformano dalla sera alla mattina intere economie, facendo emergere improvvisamente nuovi competitor e condannando irreparabilmente altri. Oltretutto, nonostante tutti gli strumenti di cui disponiamo, sembra che sia sempre meno facile prevedere ciò che accadrà domani e sapere cosa ci aspetta fuori “della caverna”!

  • C’è un acronimo in uso presso l’esercito americano che Rick fa suo: VUCA (Volatilità, imprevedibilità (Unpredictability), Complessità e Ambiguità). Insomma, fatte le debite proporzioni, i problemi di oggi non sono così lontani da quelli che gli uomini delle caverne dei Pirenei si trovavano ad affrontare. Allora c’erano gli sciamani a fornire qualche speranza. Oggi, il compito è affidato ai manager lungimiranti.

Insomma, chi ha il compito di guidare un’azienda e gli uomini che la compongono ha dei doveri nei loro confronti e, secondo il consulente canadese, alcuni suggerimenti ci possono venire persino dagli sciamani di 25000 anni fa. Li riportiamo qui di seguito.

Conoscere se stessi. E’ un insegnamento universale, ripreso da Socrate, e valido per ogni tempo. “L’albero che sopravvive alla tempesta è quello che ha le radici più profonde”. Fuori di metafora, il manager deve conoscere le qualità che lo caratterizzano come leader, i valori nei quali si riconosce, soprattutto quelli non negoziabili e per i quali è pronto a spendersi in modo convinto e generoso. Inoltre, deve saper riconoscere quali sono le ambizioni, le aspirazioni, gli obiettivi che lo spingono a fare quello che fa per poterle trasmettere a chi gli è vicino. In modo che nella sua immagine, essi si possano riconoscere e ritrovare.

Conoscere il proprio ruolo. Quando amiamo quello che facciamo il nostro ruolo si rispecchia perfettamente nell’immagine che diamo agli altri. In altri termini, noi siamo esattamente quello che facciamo. Spesso, molti leader non riescono a vivere in pieno questa identità. Ma è il solo sistema per apparire autentici ed efficaci nei confronti dei propri collaboratori. La propria immagine va creata costruendo giorno per giorno il proprio ruolo. Questo rafforzerà la propria autostima e aiuterà a sentirsi più motivati.

Essere in grado di cambiare, se occorre, il contesto in cui il leader si muove e le sue relazioni. Il leader vive il suo ruolo in funzione delle persone che gli sono vicine. Evidentemente, può succedere che molte di esse favoriscano l’emergere delle qualità di leader che è in voi ma capita anche che alcune producano effetti contrari. L’importante è individuare gli elementi giusti che contribuiscano alla crescita di una leadership sana, il che, naturalmente, non significa circondarsi di passivi “yes man”.

Quindi, il suggerimento di Rick non è quello di decorare la sala riunioni di impronte di mani con l’ocra rossa come nella caverna francese, ma di saper cogliere lo spunto degli sciamani a costruire nell’azienda un mondo condiviso, un team unito e coeso, che sappia affrontare con successo la realtà complessa che ci aspetta “fuori”.

E tutto questo lo si può anche ricavare da una corretta formazione.