I MILLENNIALS ITALIANI? SARANNO ANCHE RIVOLUZIONARI, MA IL LORO APPROCCIO AL LAVORO RISCOPRE IL VALORE DEL PRAGMATISMO

Lo rivela un e-book appena lanciato da CornerJob che illustra un’indagine condotta su una base di 1,2 milioni di utenti attivi sulla piattaforma di età compresa tra i 18 e i 35 anni.

* L’85% degli intervistati, nel progetto professionale, mette al primo posto un buon ambiente di lavoro (davanti ad altri fattori come condizioni economiche vantaggiose o carrierismo)
* Il 72% vorrebbe restare nella stessa azienda per almeno 5 anni
* Il 52% ha come obiettivo immediato la stabilità economica
* Il 77% utilizza dispositivi mobili per cercare lavoro.

CornerJob, l’app leader per il mobile recruitment, ha pubblicato un e-book in cui riassume i risultati di una ricerca condotta nel mese di giugno 2018 su 1,2 milioni di utenti attivi di età compresa tra i 18 e i 35 anni per sondare approfonditamente il loro modo di relazionarsi con il mondo del lavoro. Ne emerge un ritratto sorprendente e originale.

I millennials? Una generazione rivoluzionaria e pronta al cambiamento. Anche della propria visione. Gig Economy (ovvero il modello economico basato sul lavoro indipendente, libero e temporaneo) e Job Hopping (ovvero l’attitudine a “saltare da un lavoro all’altro”) sono state un po’ le parole d’ordine che costellavano il nuovo approccio dei millennials al mondo del lavoro. Qualcosa è cambiato. Anche in seguito alla situazione attuale evidenziata dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) che registra un drastico calo (del 53% circa) delle retribuzioni dei lavoratori della Gig Economy negli ultimi cinque anni, sembra che i millennials stiano rileggendo il loro approccio alla luce di un deciso pragmatismo. Pur mantenendo una inossidabile fiducia nel futuro: il 74% degli intervistati è convinto che il mercato del lavoro migliorerà.

Ultraconnessi e con una visione olistica del lavoro: per i millennials sarà la tecnologia a restituire umanità alla ricerca di un’occupazione. Proprio perché il loro habitat naturale è digitale, anche la ricerca di un impiego, per il 77% degli intervistati, parte da un dispositivo mobile. Immediato e diretto, il mobile recruitment permette di aprire direttamente un contatto dialettico con il potenziale datore di lavoro e spoglia l’intero processo da quei rituali obsoleti e burocratici legati all’invio di curriculum, attese infinite e freddi colloqui “da copione”. I giovani del terzo millennio concepiscono il lavoro come un naturale proseguimento di quel cammino di crescita intrapreso tra i banchi di scuola, al punto che, per il 65%, l’esperienza aziendale viene messa davanti, come valore, anche al conseguimento di un diploma universitario. E da essa si aspettano molto: l’85 % degli intervistati privilegia un ambiente di lavoro fertile e stimolante a condizioni retributive vantaggiose e, in generale, pensa che le soft skills non siano un aspetto collaterale, ma che contino quanto le competenze tecniche.

Una generazione pronta a “tirarsi su le maniche” da subito e guardando al lungo periodo. Il progetto che i Millennials sentono l’urgenza di realizzare è quello di una vita indipendente e non più ancorata al supporto della famiglia d’origine. Per questo ritengono molto importante la stabilità economica (il 52%) e la crescita professionale. Priorità non necessariamente legate all’esigenza di formare un nuovo nucleo famigliare (citata come obiettivo solo dal 10% degli intervistati). L’aspetto però forse più inatteso, è che i giovani lavoratori sono oggi consapevoli che tutto ciò è poco compatibile con il “nomadismo professionale”. Per questo il 72% dichiara di voler restare nella stessa azienda per più di cinque anni. Al contrario, un percorso di carriera ancorato al job hopping (ovvero cambiare lavoro più o meno ogni sei mesi) interessa solo al 14% della popolazione sondata. Infine, pur tenendo in grande considerazione valori come work-life balance, flessibilità e smart working, i millennials cercano un contratto full-time (63%) e, possibilmente, stabile.

Un ritorno al futuro? Sembrerebbe di sì. La percezione del mondo professionale di quella classe di popolazione che, entro il 2020, rappresenterà più della metà della forza lavoro a livello globale non ha rinunciato al sogno della modernità e agli impulsi rivoluzionari della cultura digitale iper-connessa, in continuo movimento e “always -on”. Però, crescendo, i millennials, stanno focalizzando meglio il proprio progetto professionale e di vita. Hanno vissuto sulla propria pelle la “grande crisi” degli ultimi dieci anni e hanno capito l’importanza di contestualizzare tale progetto all’interno di un quadro socioeconomico che forse si evolve a una velocità diversa da quella dei loro sogni e delle loro aspirazioni iniziali. E dato che, quella dei millennials, è una generazione incline al cambiamento (perché è cresciuta in un mondo che negli ultimi 30 anni ha subito una trasformazione maggiore di quella registrata nel corso di un secolo intero), non ha paura di cambiare idea. Anche se significa recuperare, pur rileggendoli con la grammatica contemporanea, alcuni valori chiave di chi li ha preceduti.

Il report è stato condotto via e-mail nel corso di giugno 2018 su una base di 1,2 milioni di utenti mensili attivi sulla piattaforma CornerJob, per il 50% formata da uomini e per il 50% da donne. Il 62% degli intervistati ha un’età compresa tra i 18 e i 24 anni, il 38% un’età compresa tra i 25 e i 35 anni. Pur essendo il campione quantitativamente rilevante rispetto all’intera popolazione, non è stato formulato secondo criteri statistici. I risultati hanno pertanto valore orientativo e hanno come unico scopo aiutare le aziende e chi si occupa di selezione del personale ad ottimizzare la propria strategia di recruiting.

Per saperne di più: www.cornerjob.com
app.adjust.com/n6dhrd
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