“IL WELFARE AZIENDALE”

Si è svolto il convegno organizzato da Centergross e UCID Emilia-Romagna sul crescente e centrale ruolo delle imprese nel fornire forme di assistenza e prevenzione integrative ai propri dipendenti.

“Siamo lieti di ospitare una riflessione sul ruolo delle imprese nella creazione di un rinnovato modello di welfare, che sia al tempo stesso capace di dare sicurezza ai lavoratori e assicurare maggiore stabilità al sistema. Infatti il benessere dei lavoratori crea maggior collaborazione in azienda e sviluppa creatività con conseguente incremento delle produttività.” Con queste parole Lucia Gazzotti, presidente di Centergross e di UCID Gruppo Emilia-Romagna ha aperto il convegno “Il Welfare Aziendale”.

Organizzato dal distretto commerciale bolognese e dall’Unione Cattolica Imprenditori e Dirigenti e inserito nel quadro degli incontri della Camera di Commercio di Ferrara sulla responsabilità d’impresa, il convegno è stato moderato da Enrico Franco – direttore del Corriere di Bologna e di Corriere Imprese Emilia-Romagna – che ha coordinato l’approfondimento e favorito l’analisi sull’importante e sempre più decisivo ruolo delle aziende nell’integrare il welfare statale con forme di intervento private.

In apertura Riccardo Ghidella, presidente UCID nazionale, dopo aver illustrato la mission dell’associazione, ha sottolineato come la sussidiarietà sia uno dei principi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa, che è fonte di ispirazione per l’operato dell’UCID e della quale il welfare aziendale rappresenta un’applicazione concreta.

La parola è poi passata a Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, che ha ricordato che: “viviamo in un’epoca di grandi trasformazioni, che hanno interessato anche la struttura dei bisogni sociali, contribuendo a far emergere nuovi rischi e fragilità. La politica sociale non può più essere competenza esclusiva dell’ente pubblico, ma – come già è in parte – deve essere un’azione collettiva dove le istituzioni pubbliche, senza rinunciare al controllo e all’elaborazione delle regole di fondo, ne affidano l’erogazione e la gestione ai soggetti del terzo settore e al privato in generale che più sono vicini ai bisogni del territorio e dei cittadini”.

Subito dopo Stefano Zamagni, già ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna e membro effettivo della Pontificia Accademia di Scienze Sociali, ha affermato che “c’è sempre più welfare aziendale nei contratti di secondo livello: dei circa 15.140 rapporti attivi al 30 novembre 2017, quasi 5.000 contengono misure di welfare”. A determinare questo dato, secondo Zamagni, “per un verso, le varie misure incentivanti sul piano sia fiscale sia amministrativo; per l’altro verso, la consapevolezza, da parte degli imprenditori, che un dipendente soddisfatto garantisce maggiore produttività e maggiore capacità di innovazione”.

L’ultimo intervento ha visto come relatore Raffaella Pannuti, presidente della Fondazione ANT: “è sempre più stretta la collaborazione di ANT con le aziende che – in risposta a precise richieste dei lavoratori – scelgono di occuparsi a 360° del benessere dei propri collaboratori con proposte volte a semplificare la gestione di alcuni aspetti personali o permettere accesso diretto a prestazioni sanitarie gratuite”, aggiungendo poi che “la vera sfida dei prossimi decenni sarà mettere a sistema modelli di welfare integrati tra settore pubblico, enti non profit e aziende, che riescano a coniugare quantità, qualità, economicità e umanizzazione dell’intervento”

Il convegno si è chiuso con le parole di Padre Giovanni Bertuzzi O.P. Consulente ecclesiastico UCID Gruppo Emilia-Romagna che ha evidenziato l’importanza di tornare a fare squadra, invitando al dialogo tra i diversi soggetti della dinamica sociale – Pubblica Amministrazione, aziende e terzo settore – per un’azione costruttiva a livello di welfare e di comunità.

Per informazioni:
Pambianco Communication
Francesca Magrotti
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