Di Antonella Lucato

cii vuol intuito, talento, ingegno, passione, determinazione, tenacia, perseveranza. E forza per non lasciarsi travolgere da difficoltà e frustrazioni. I colpi di fortuna esistono, ma sono imprevedibili e così come vengono se ne vanno.

“ La prima sorsata di birra”, è il titolo di un libretto geniale che ha fatto la fortuna del suo autore. Edito da Frassinelli, elenca una serie di piccole cose che, se si sanno cogliere, possono renderci felici. Philippe Delerm, visto il successo ottenuto con quel suo libro, ha continuato a scriverne di simili ma non gli son più venuti così bene. La fortuna ha piedi alati, era già volata altrove, e rincorrerla non è servito .

Fortuna ha avuto anche il libro La buena suerte, di Alex Rovira Celma e Fernando Trias de Bes., è stato tradotto in 40 lingue e ha venduto quattro milioni di copie, Fortunati si diventa il titolo in italiano, offre un decalogo affinché ciascuno possa creare la propria personale fortuna.

Racconta la storia di Sid e Nott, ai due cavalieri convocati da Merlino disse loro: “fra sette notti il Quadrifoglio Magico, la pianta che dona fortuna illimitata a chi la possiede, nascerà in qualche punto della Foresta Incantata. Chi accetta la sfida di andare a cercarlo?
Nel viaggio entrambi incontrano gli stessi personaggi a cui pongono le medesime domande. Ma solo uno di loro saprà come farle fruttare e porterà a termine l’impresa. Il racconto contiene un insegnamento semplice: ciò che rimane è la Buona Fortuna che giorno per giorno ci costruiamo imparando a cogliere le circostanze favorevoli che si presentano. Il segreto per volgere a proprio vantaggio gli eventi consiste nel creare il terreno fertile per far germogliare il nostro personale quadrifoglio.
La parabola dei talenti del Nuovo Testamento già ricordava l’ insegnamento:
Un ricco signore prima di partire per un viaggio affida a tre servi del denaro in talenti. Al primo affida cinque talenti, al secondo due e all’ultimo uno. Al ritorno convoca i servi per fare il resoconto del loro lavoro.

I due servi che hanno aumentato i loro talenti ricevono lodi per gli sforzi fatti e vengono invitati a condividere la felicità con il loro padrone.
Il terzo servo spiega che, poiché il ricco signore è tanto esigente, ha pensato bene di non rischiare e di sotterrare il suo talento affinché non gli succedesse nulla di male.

Il padrone si arrabbia, si riprende il suo talento e lo regala al servo che ha dato miglior prova di sé facendo fruttare il suo talento e dicendo: a chi ha, di più sarà dato ed avrà in abbondanza.

Il servo che aveva sotterrato il suo talento viene lasciato in un luogo buio, dove recrimina e si lamenta per la sua sorte. E’ stato ragionevole il servo che ha sotterrato il suo talento? E’ stato cattivo quel padrone che ha punito il servo per non aver fatto fruttare il suo talento?

C’è sempre qualche merito nelle persone che han avuto fortuna.

L’orologio è il talismano di Nicolas Hayek, partito dal nulla, grazie al suo ingegno si è conquistato un posto tra i più ricchi del pianeta. E’ l’inventore del mitico Swatch, che oltre ad aver cambiato la sua vita, ha rivoluzionato il concetto tradizionale di orologio trasformandolo in un fenomeno di costume da indossare a seconda della situazione, dello stato d’animo, dello stile e del vestito. In venticinque anni ne son stati venduti oltre 400 milioni di pezzi. Hayek, ottantenne dal sorriso fanciullesco, patron di altre 19 griffes di orologeria, ha il vezzo di indossare quattro dei suoi orologi preferiti. A chi gli chiede come ha creato la sua fortuna risponde: “… con ingegno, fiuto e fantasia si può creare qualsiasi cosa. Mi diverto almeno quattordici ore al giorno. Il mio lavoro mi consente di fare le cose che mi piacciono. E di sognare. Quando sono entrato nell’industria orologiera il mio obiettivo era diventare il numero uno. Ce l’ho fatta.”.

Tutto cominciò con un’intuizione.
Era il 1946 quando Emilio Gagliardini intuisce l’importanza dei prodotti erbicidi, organizza una rete di agronomi per aiutare i contadini a debellare le malattie di frutta e verdura e, insieme a un docente di chimica industriale crea la Sipcam, Società Italiana di prodotti chimici per l’agricoltura con sede a Pero. Quando Emilio, il fondatore, muore, la guida passa al figlio Giorgio che porta l’azienda all’internazionalizzazione. Le difficoltà non mancano: qualche annata di siccità e alcune congiunture sfavorevoli portano i profitti dal verde al rosso e le banche non danno molto credito a chi produce erbicidi, pesticidi e farmaci per l’agricoltura. Ma campagna e fabbrica s’incrociano per una nuova avventura con la Oxem, società che produce biodisel, carburante verde ricavandolo dagli oli di colza e di soia. Il gruppo presieduto da Nadia Gagliardini, figlia di Giorgio, con la terza generazione è cresciuto, dà lavoro a 800 dipendenti ed oltre a due stabilimento in Italia, si è esteso in Spagna e Brasile.

La forza di realizzare un sogno
Mi sono ritrovata tra le mani il libro “El mundo es tuyo. Pero tienes que ganartelo. Il mondo è tuo, però te lo devi guadagnare”
E’ l’incredibile storia biografica raccontata da Kim Woo Choong, fondatore della Daewoo, una delle corporation internazionali più grandi al mondo. “…quando studiavo non avevo un centesimo, però non ero l’unico, allora eravamo praticamente tutti poveri. A quel tempo, circa trent’anni fa, il prodotto nazionale lordo pro capite in Corea era di 50 dollari. La vita era difficile a Seul, dovevo camminare per una decina di chilometri per arrivare all’Università Yonsei dove studiavo. Non avevo soldi nel portafoglio però avevo tanti sogni nel cuore e niente mi poteva fermare. La povertà ha acceso il motore, mi spingeva ad andare avanti, a non smettere di sognare. Il sogno era grande come l’universo, sognavo di contribuire al progresso sociale attraverso l’attività imprenditoriale”. Choong cominciò con un gruppo di amici e 10.000 dollari in un piccolo spazio in affitto, a fianco di un grande edificio. La società cresceva e, dopo dieci anni era diventato il proprietario dell’edificio più grande della Corea, l’attuale Centro Daewoo Industrial Company. Choong è diventato molto ricco ma più che per i suoi soldi vuol essere ricordato come un imprenditore rispettato, un uomo imprenditore che ha lottato tutta la vita per realizzare i suoi sogni. E ce l’ha fatta.

Rinascere dalle difficoltà
John Bloor, ex muratore, è l’artefice della rinascita della Triumph. Proprietario dal 1982 dell’azienda inglese di piccole dimensioni, se confrontata con i suoi maggiori concorrenti, ma di grande qualità e lunga tradizione. E’ sempre riuscita a risollevarsi e rinascere dimostrando un grande istinto di sopravvivenza. Nata nel 1885 come fabbrica di biciclette, la Triumph ha attraversato parecchie vicissitudini tra guerre, passaggi di proprietà, il terribile incendio del 2002 e il fallimento dei primi anni ottanta, recuperato grazie dall’impegno e dalla visione di John Bloor. Dopo un faticoso percorso di ricostruzione, dal 2003 al 2009 il fatturato è stato in ascesa. E nel 2009 per la prima volta, le vendite della Triumph in Gran Bretagna hanno superato quelle della concorrente Kawasaki.