di Enrico Girotti        Strategy Lead, Initiative Italia

 

THE RESET GENERATION:GIOVANI, FIGLI DELL’INCERTEZZA,

RESILIENTI E ADATTABILI.

La loro intraprendenza e la capacità di “accettare l’incerto” li porta verso un nuovo temperamento.

 

 

Gli hanno dato dei “bamboccioni”, “nullafacenti”, “mammoni” e chi più ne ha, più ne metta… ma sono anche vogliosi di riscatto e di dimostrare che possono farcela con le proprie forze. Sono loro, i giovani di oggi che, di generazione in generazione, anticipano i cambiamenti e sono anche i principali protagonisti delle trasformazioni culturali e sociali che ci circondano.

IPG WAREHOUSE, la piattaforma che si occupa di temi sociali e di attualità, cerca di vederci più chiaro traendo spunto dalla ricerca The Reset Generation, Adapt, Create, Collaborate di Initiative, network di comunicazione del gruppo IPG Mediabrands che ha analizzato un campione di 9.000 giovani tra i 25 ed i 34 anni d’età, in 18 diversi Paesi del mondo. Identificando un’intera generazione, la ricerca parla di Reset Generation (più comunemente Millennials) ovvero una generazione che ha dovuto continuamente resettare le proprie aspettative di vita.

Sono i giovani cresciuti in un periodo di recessione globale, combinata ad un’intensa trasformazione e accelerazione tecnologica insieme ad una maggiore libertà d’azione. Si è creata una sorta di tensione che li ha portati a focalizzare l’attenzione su nuove dinamiche di vita dove le opportunità vengono viste in maniera diversa rispetto al passato. È così che questa generazione è più adattabile e resiliente. L’adattabilità è una condizione senza la quale i giovani di oggi non possono pensare di vivere serenamente. Infatti sono disposti ad essere più propensi e flessibili ai cambiamenti, tra questi il lavoro: dall’indagine di Osservatorio Giovani, dedicata al rapporto tra giovani e lavoro, emerge che solo il 10% degli intervistati considera problematico un frequente cambio del posto di lavoro. Una netta differenza con i cinquantenni e sessantenni di oggi che, invece, sono legati al posto fisso. Sempre l’Osservatorio conferma il realismo, la flessibilità e l’adattabilità come caratteristiche dominanti nella generazione dei giovani italiani. Il concetto di resilienza è definibile come la capacità di assorbire ciò che ci accade intorno cercando di riorganizzarci senza cadere, continuando più o meno come prima.

Tornando alla ricerca di Initiative, si fa riferimento al fatto che nonostante le aspettative di questa generazione siano “resettate” di continuo, restano alla base tre caratteristiche che ne delineano il profilo.

Sono resilienti ma preoccupati

La situazione di recessione, a livello mondiale, ha destabilizzato il mindset dei giovani che si sono ritrovati a dover fare i conti con una certa dose di ansia e incertezza. L’insicurezza è diventata uno stile di vita per questa generazione che vive anche momenti di difficoltà dal punto di vista economico. Il 52% dichiara di temere di non avere abbastanza copertura economica per le spese giornaliere, il 52% teme di contrarre dei debiti mentre il 55% ha paura di non farcela ad andare in pensione. In rapporto al periodo di inizio della crisi, addirittura si stima che il 63% delle persone percepisca un aumento di ansia personale rispetto agli anni precedenti.

Preoccupazione che deriva anche dal fatto che, nei Millennials, quei momenti della vita che segnano la fase di maturità sono statisticamente in ritardo. L’età adulta è diventata uno stato fluido in cui entrare o uscire a seconda della necessità e questa mancanza di stabilità porta incertezza e ansia.

Hanno vissuto il passaggio da “nativi digitali” ad “adulti digitali”

Siamo di fronte alla generazione più avanzata dal punto di vista digitale, mobile e social di sempre, cresciuta tra tecnologia e social media. Non si può considerare questa generazione senza la presenza di dispositivi mobili, non è contemplata una vita senza. Il 47% ammette di essere dipendente dalla tecnologia mentre il 49% riconosce di sentirsi a disagio quando non è online. Il rapporto con i dispositivi mobili sta modificando anche il modo di rapportarsi agli acquisti. Al maturare delle persone, cambiano anche le abitudini social: si passa dagli espressivi (25-29 anni) che focalizzano l’attenzione sul “brandizzare se stessi”, guadagnare fiducia, cercare approvazione, condividere – il 20% ricerca il rispetto, il 15% condivide qualcosa di nuovo ecc. – ai collaborativi (30-34 anni) che valutano i brand, danno fiducia, condividono i pensieri – il 15% cerca di connettersi con persone nuove, il 10% di fare un’esperienza migliore e via dicendo. È una generazione particolarmente interessata all’opinione di se stessi che trapela attraverso i social.

Sono creativi

Il 38% dichiara di voler un proprio business dimostrando l’inaspettata intraprendenza di questa generazione. La vena creativa è un parametro valutato positivamente dai giovani che la ricercano anche nei brand con i quali si rapportano. È intesa sia dal punto di vista estetico che emozionale. Non si tratta di ragazzi ingenui, ma di una generazione che conosce bene le aziende e le tecniche di vendita, una generazione informata che non si impressiona facilmente e vuole essere partecipe. Infatti, il 30% del campione, è a volte scettico rispetto al modo in cui i brand cercano di far breccia e, nonostante tutte le incertezze economiche che devono affrontare, il 57% del campione vorrebbe che i brand partecipassero più attivamente alle cause sociali. Una partecipazione che aumenterebbe la fedeltà a quello specifico brand da parte di questo target.

Siamo di fronte ad una generazione flessibile, preoccupata ma resiliente, collaborativa e creativa alla quale si deve parlare con un atteggiamento mai scontato, autentico, intelligente e sostenibile.

 

 

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