Pier Giorgio Cozzi                                                

 

   «Nell’epoca dell’economia della conoscenza, il linguaggio è cardine fondamentale non solo del “discorso pubblico” ma anche delle competenze più sofisticate della ricerca, della scienza, dell’economia. La sua articolazione è essenziale» scrive la Fondazione Pirelli in un articolo su alcune raccomandazioni a proposito dell’uso corretto dell’italiano, congiuntivo incluso. Battaglia difensiva lodevole, ma di retroguardia. Come spiegare altrimenti “perle” come queste? Cominciamo dal “pubblico”. Ricordate le “traccie” del ministero dell’Istruzione per gli esami di maturità di quest’anno? Neppure la segnaletica stradale fa eccezione. Milano, cartello indicatore di monumento (s. Maria delle Grazie e l’Ultima cena di Leonardo): “Musei Vinciniani”. Como, pannello indicatore di divieti nella Ztl per “ordinanza digirenziale”, esclusi i “velocipiedi”.  Un birichino “Po di Gnocca” invece dell’originario “Po delle donzelle”, nel Parco del Delta del Po ci annuncia che siamo prossimi alle Bocche di Goro….

Vogliamo parlare dei graffiti che deturpano le case e le vie di Milano? Beccatevi questa dichiarazione d’amore, rigorosamente in stampatello: “Mi ai preso il quore”, cui una mano pietosa ha aggiunto “anche il libro di grammatica”.

 Un problema nazionale

Un’indagine condotta dalla testata online «Libreriamo», il primo social book magazine per la promozione dei libri e della lettura, non soltanto ci accusa di leggere poco, siamo pure incapaci di scrivere. La ricerca ci informa che il 71% dei nostri connazionali ha seri problemi con la grammatica: un vero incubo l’uso scorretto dell’apostrofo (per non parlare del troncamento): “una ceretta al linguine”, visitare i “d’intorni di Roma”…; “qual è”; gli al posto di le; differenza tra c e q (profiquo, evaquare); propio; l’uso della x in luogo di per; la confusione tra né e ne. Che dire del maggior quotidiano milanese che scrive “denuncie” nel sottotitolo di un suo articolo (pag. 19 del 27 ottobre)? Vogliamo parlare dell’intramontabile “… e non” invece di e no, e dell’immancabile “… e quant’altro”?

Quel che è peggio, però, è che, secondo uno studio di Survey of Adult Skills, il 28% dei nostri connazionali (tasso tra i più alti in Europa) è analfabeta funzionale, ovvero capace di leggere e scrivere ma con difficoltà nel comprendere testi semplici. Proprio quel “discorso pubblico” citato dalla Fondazione Pirelli.

Dimmi come scrivi

   Quanto alla scrittura manuale: meglio corsivo, stampatello o touchscreen? Le scelte di vari Paesi europei e americani sono difformi, a dimostrare che il dibattito è aperto. Personalmente, aderisco al parere di esperti di neuroscienze e psicologi: imparare la scrittura a mano è meglio che darsi a quella digitale. Confermano infatti che grazie alla relazione che nel processo della scrittura si tesse fra la mano e il cervello, lo scrivere a mano e in corsivo favorisce lo sviluppo cognitivo e capacità come la produzione di parole e la lettura.

Meglio, molto meglio dunque essere “imparati”, o non?