Di Alberto Contri

In merito alla scelta pubblicitaria di alcune Onlus per le loro campagne pubblicitarie, Alberto Contri, Presidente della Fondazione Pubblicità Progresso dichiara:

“La difesa a oltranza dell’impiego dello shock in comunicazione è in realtà la difesa di una troppo facile scorciatoia per attirare l’attenzione.
Fare comunicazione, e in particolare comunicazione sociale, è un mestiere molto difficile, che deve tener conto delle sensibilità in gioco di tutta la platea delle persone coinvolte.
Non è così ammissibile che pur di farsi notare o di proporre una creatività molto visibile, si violi l’articolo 46 del Codice dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, che vieta “che i messaggi ricorrano a richiami scioccanti tali da ingenerare ingiustificati allarmismi e sentimenti di paura o di grave turbamento”.

In genere, pur ritenendo condivisibili e giuste le finalità che possono determinare tale scelta, si rischia anche di non raggiungere gli standard che si ritengono indispensabili per garantire l’efficacia della comunicazione nella realizzazione della campagna pubblicitaria.