Pier Giorgio Cozzi –

 

Dimmi come vesti e ti dirò chi sei. È il titolo di un capitolo del mio Eventi. Strumenti di comunicazione per le imprese del terzo millennio (Lupetti editore). Vengo al punto.

Diciamolo: non c’è dubbio che in quanto evento, la parata dei Fori Imperiali di Roma il 2 giugno per la festa della Repubblica è un evento che merita lettere maiuscole. E anche qualche considerazione a margine.

In quanto autore del capitolo citato, mi sento autorizzato a esaminare il look – visto in televisione – sfoggiato dalle donne e dagli uomini delle istituzioni riuniti in tribuna d’onore e poi al ricevimento quirinalizio,.

Cominciamo col dire che, più di tutte le altre, questa ricorrenza ha un dress code istituzionale che possiamo definire di ‘rigorosa’ eleganza. Che però, ahinoi, non sempre trova riscontro in alcuni personaggi pubblici colà convenuti. Vediamo perché.

Iniziamo dagli uomini. Il blu d’ordinanza su camicia bianca e cravatta variamente annodata, seppure declinato secondo varie sfumature, è di fatto diventato una divisa: vestono allo stesso modo ministri, uomini della loro scorta, politici e generone romano. Il trionfo dell’abito blu “da cerimonia”, come una volta lo era dei funzionari di banca e dei capi ufficio della amministrazione pubblica. Guardando le immagini trasmesse in televisione ho sentito un robusto desiderio di abiti grigio scuro (chiedere a Giorgio Armani) che, in quanto eleganza sobria, è insuperato. E, come scrissi nel manuale citato, va bene in ogni occasione e a qualunque ora: dal battesimo al funerale fino all’incontro con Sua Maestà la regina d’Inghilterra (da noi, fino alla festa della Repubblica, parata e ricevimento al Quirinale, per capirci).

Prevedo l’obiezione: il grigio è un colore lunatico o deprimente; i colori sono associati alle emozioni. Il grigio, non appartenendo a quelli dello spettro, è un non colore, suggerisce l’assenza di emozione che per la psicologia è sintomo di depressione. Occhio, amici: grigio non è affatto sinonimo di triste. A meno che non vogliate considerare così anche la vostra… materia grigia.

Le donne. Chiedo scusa in anticipo, ma dura lex sed lex. Pantalone chiaro e giacca rossa per la presidente della Camera Laura Boldrini: eleganti ma… fuori luogo. Tubino nero del sottosegretario Maria Elena Boschi: più che all’occasione sembrava adeguato a un cocktail party. Percezione (la comunicazione è quella percepita, ricordate?) rinforzata da accessori e occhialoni da sole Hollywood style, che non hanno fatto che rinforzare l’impressione di un provincialismo graziosamente ostentato, accompagnato da un’ignoranza beata delle regole del dress code formale richiesto dall’occasione: da condannare? Le braccia scoperte.

Vogliamo parlare del capello? Sulle loro acconciature, le donne si sentono più libere di sfogare il proprio estro affidandosi a quello dei loro creativi coiffeur. Tuttavia anche qui si impone la regola: ordine e sobrietà. Sennò come farei a criticare il look sfoggiato per la cerimonia ufficiale dal crine della signora Pinotti, ministra della Difesa? Taglio e tinta richiamavano una certa ‘scapigliatura’ artistica degli anni ’90, decisamente in contrasto con l’abito di prammatica, tailleur blu elettrico portato con disinvoltura, che le conferiva un’aria casereccia – diciamolo – poco consona con chi istituzionalmente ha a che fare con impettiti ammiragli e generali.

Mi si permetta infine una precisazione; quando preconizzo sobrietà e rigore nel look dei notabili dello stato e del parastato, intendo riferirmi nient’altro che a un canone che possiamo definire classico; come spiega il Dizionario della lingua italiana Sabatini-Coletti (adottato dal Corriere della Sera): “ Classico: 3 estens. Che ha origini lontane ed è diventato tradizionale […], che non segue le novità o le stravaganze della moda, ma si mantiene fedele a un modello ormai consolidato: | colori c., non vistosi, tradizionali…”.

Se adottato, la comunicazione non verbale, il ‘messaggio’ trasmesso dai nostri rappresentanti ne uscirebbero meno ammaccati.