Ugo Perugini  *

Guardatevi dalle news: sono fatte per mettervi fuori strada

Rolf Dobelli, svizzero, filosofo, scrittore, imprenditore, ne è assolutamente convinto. Da parte nostra, siamo meno tranchant, ma riconosciamo che certe sue affermazioni non sono poi così assurde.

Il nostro cervello – sostiene Dobelli – è cablato per prestare attenzione a stimoli, soprattutto visivi, e informazioni che trasmettano qualcosa di imprevedibile, inusuale, scandaloso, eccezionale. Anche se a prima vista poco credibile, addirittura assurdo, oppure misterioso, spiazzante. Questo, lo sappiamo bene, è anche il “brodo di coltura” delle famigerate “fake news”.

Al contrario, il cervello sembra decisamente meno interessato a cose più normali, di interesse più circoscritto, meno eclatanti, ecc. E chi opera nella comunicazione queste cose – cioè questa specie di pregiudizio mentale che condiziona tutte le persone – le conosce e, soprattutto, le sa sfruttare a dovere!
Della realtà siamo portati a vedere solo alcuni aspetti, soprattutto quelli nei quali possiamo identificarci, riconoscerci, immedesimarci. Dobelli fa un esempio calzante. Un’auto attraversa un ponte proprio mentre questo crolla. I mezzi di informazione si concentrano sull’auto, e soprattutto sulla persona che la stava guidando (chi era, dove andava, cosa faceva nella vita, quali erano le sue aspettative). Cose completamente irrilevanti nella determinazione della tragedia che si è verificata.

Dal punto di vista della compassione e della partecipazione umana nei confronti della persona che ne è rimasta vittima, il taglio è ampiamente giustificabile. Ignorarlo significherebbe una assoluta mancanza di sensibilità. Il fatto è che questa attenzione spesso mette in secondo piano, o addirittura fa scomparire l’aspetto più drammatico della vicenda e cioè la stabilità del ponte e le responsabilità connesse all’evento che poteva verificarsi anche senza necessariamente coinvolgere un’autovettura, magari solo a causa del forte vento.

Il risultato? Uno dei primi effetti è che attraverso questo tipo di gestione delle news pian piano ci siamo creati una mappa del rischio assolutamente fuorviante. Dobelli fa qualche altro esempio: sopravvalutiamo il pericolo del terrorismo, ma sottovalutiamo la tendenza ad essere esposti a uno stress cronico. Stigmatizziamo il fallimento della Lehman Brothers, ma non risaliamo alle cause delle responsabilità fiscali che lo hanno indotto. Esaltiamo le imprese degli astronauti ma ci dimentichiamo del lavoro degli infermieri. Ci fanno paura gli incidenti aerei, ma diamo scarsa importanza alla resistenza dei batteri agli antibiotici.

Insomma, secondo Dobelli, a causa del consumo sconsiderato e poco controllato delle news, ci siamo fatti delle idee sui diversi tipi di rischio a cui siamo esposti completamente distorte rispetto a quelle reali. E, sempre secondo lo studioso, serve poco rifletterci e cercare di superare questo pregiudizio con la forza della propria consapevolezza. L’unico sistema è rinunciare a consumare le notizie. Esagerato?

 

* da Capoverso