di Grazia De Benedetti

L’espressione verbale ha inglobato caratteristiche che ne cambiano totalmente la natura.                               

A tutto decibel parole come clave       

Ha iniziato la TV, alzando il volume quando è in onda la pubblicità, e in un certo senso continua oggi in talk show e dibattiti: le persone si fronteggiano e appena una comincia a esporre la sua tesi, l’altra la contraddice, le parole si sovrappongono, sgomitano per prevalere, le voci abbaiano più alte, spesso ripetendo la stessa frase-mantra. Ne risulta un urlare scomposto, che impedisce al pubblico di capire, ma fa “audience”.

Tranne i rari casi in cui chi conduce vuole che il confronto resti sereno, è un continuo sovrastarsi, per sbandierare la propria ragione ed impedire all’altro di parlare, tanto lui ha torto. Non è più questione di maleducazione, l’italico vizio di conversare ad alta voce, è prepotenza, una modalità che si è propagata a ogni livello di comunicazione, tanto da caratterizzare quello politico e sociale. Il vociare si fa insopportabile, ma non solo per i decibel: l’espressione verbale ha inglobato caratteristiche che ne cambiano totalmente la natura. La prepotenza sfocia in violenza, derisione, insulto, le parole sono usate come clave e i social ci mettono del loro, favorendo i peggiori istinti.

Il rumore di fondo si fa strepito e genera confusione quando non allarme. Ci si perde in un magma di avvenimenti, immagini, parole, in cui si fa fatica a distinguere tra realtà e virtuale, notizie false e vere, narrazione propagandistica e fatti oggettivi. In che mondo stiamo vivendo? Ci si chiede, se si riesce a fare un po’ di silenzio dentro di sé, mentre la sensazione di disagio aumenta. Ecco, un elemento che ci viene sottratto è proprio  il silenzio e con lui la possibilità di capire, riflettere, porsi domande.

Dubitare, proporre alternative diventa difficile, quando si è invischiati in una palude da cui emergono solo slogan (sempre la pubblicità!), che semplificano e banalizzano i problemi, i quali invece, anche se non piace, sono più che mai complessi e intrecciati, perché così sono le relazioni umane e tra gli Stati, gli equilibri del mondo e le sue leggi. E mentre resuscita e rimbalza la teoria “scientifica” del medioevo che la terra è piatta, comunicare eventi reali diventa difficile: se non riescono a passare il filtro dei media, soffocati tra tormentoni di pettegolezzi, banalità e mode effimere,  è come se non fossero accaduti.

Come uscire dal frastuono e trovare altre modalità? La parata dei lenzuoli in recenti proteste insegna. L’abbagliante immagine di silenzio che si impone come quantità e qualità può suggerire qualcosa, come pure un certo marketing, rispettoso delle regole, che si impone per coerenza e autenticità.  Una via irta di ostacoli e faticosa, ma le idee non mancano e in fondo nella storiella della tenzone tra sole e vento per far levare il cappotto a un passante, non ha vinto il primo che lo scaldava, mentre il secondo soffiava forte, sempre più forte?