Di Demetrio Minutilli

Muoviamoci o perderemo molte opportunità di far crescere il business congressuale.

“Dobbiamo impegnare tutte le nostre energie per sfruttare le tecnologie, investire sui giovani e allearci per puntare, insieme, su tutti i mercati, maturi ed emergenti. Dobbiamo valorizzare le nostre eccellenze nello stile e nel food, favorire gli accessi ai nostri musei e siti archeologici. E dobbiamo riscoprire l’accoglienza, che è uno dei nostri valori fondamentali”.

Questi concetti sono stati ripresi e approfonditi dal Professor Armando Peres, Presidente del Comitato Turismo dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), che, qualche tempo fa, ha tenuto una seguitissima prolusione sul Turismo congressuale nel panorama internazionale e italiano.

E’ evidente che il turismo internazionale sta attraversando un trend di crescita deciso, costante e di lungo periodo. Questa evidenza è in atto già a partire dal lontano 1980 e ci si attende sia sostenuta anche nel prossimo ventennio. Siamo arrivati nel 2014 a 940 milioni di arrivi internazionali nei cinque continenti, e si prevede che nel 2020 si arriverà a 1,4 miliardi e nel 2030 a 1,8 miliardi. A livello globale gli arrivi turistici internazionali sono cresciuti del 53%.

In Italia nello stesso periodo la crescita è stata solo del 12%.

Da qui al 2030 l’UNTWO (l’Organizzazione mondiale per il turismo) prevede che gli arrivi internazionali nel mondo continueranno ad aumentare a un tasso annuo del 3,3%.

A noi italiani però si prospetta di beneficiare di questa importante crescita in maniera molto modesta.

Il turismo business è un settore molto particolare, che da solo assorbe il 24% del business di tutto il turismo. E’ un segmento dai contorni sfumati e di difficile quantificazione a causa delle diverse tipologie che lo compongono (viaggi d’affari, convegni, congressi, eventi corporate, incentive).

Moltissimi piccoli eventi sfuggono alle rilevazioni. Le statistiche internazionali si limitano a rilevare gli eventi congressuali di grandi dimensioni. I grandi eventi internazionali (oltre mille persone) sono cresciuti negli ultimi anni di oltre il 5%, mentre il settore dei piccoli eventi è in crisi, soprattutto in Italia.

Il turismo congressuale di grande dimensioni è la parte più interessante e strutturata del turismo business e pesa all’incirca un terzo dell’intero comparto.

Nell’ultimo decennio la domanda congressuale globale ha evidenziato un andamento particolarmente positivo.

Le previsioni per il triennio 2014-2016 sono di ulteriore crescita (5-5,5% all’anno), soprattutto in Europa, con l’ingresso progressivo nello scenario internazionale di destinazioni Far East. Grossomodo ci si aspetta che la metà di questi grandi numeri tenda a essere consumata in Europa, specie nel bacino mediterraneo.

Gli emergenti del Far East, però, non solo faranno outgoing ma tenderanno a divenir essi stessi area di interesse per l’incoming. Un certo numero di congressi si sposteranno certamente verso destinazioni dell’estremo oriente.

Il segmento dei grandi eventi congressuali si configura come quello a maggior impatto economico grazie a permanenza media maggiore (3-4 giorni contro i 2,5 del leisure), forti economie di scala, integrazione con altri segmenti del business turistico, forte ricaduta sul territorio, e da non sottovalutare la presenza di operatori specializzati quali PCO ed associazioni di categoria.

Purtroppo l’Italia è fortemente limitata da molteplici criticità di ordine strategico e organizzativo e fatica a trovare un posizionamento chiaro.

E molto importante che le destinazioni ci credano, partecipando agli eventi, sostenendoli. Le città vanno rese facilmente accessibili e gli amministratori locali devono lasciarsi coinvolgere dai grandi eventi. Molteplici le ricadute sul territorio: elevato indotto e occupazione, importante spesa incrementale, nessuna stagionalità, effetto promozionale e stimolo al miglioramento (cultura dell’ospitalità, servizi ecc).