di Ugo Perugini (da Capoverso)

Non occorrono ricerche approfondite per capire che la maggior parte delle persone ama parlare di loro, delle loro idee, delle loro storie. Ce ne accorgiamo ogni giorno. E, infatti, alcune indagini scientifiche ci confermano questo trend, precisando che in media le persone trascorrono circa il 60% delle loro conversazioni avendo come oggetto se stessi.

La tendenza è ancora più pronunciata sui social media e sale all’80%. Nelle conversazioni vis a vis ci rendiamo conto se l’interlocutore mostra segni di insofferenza e non ci sta più ad ascoltare, quindi siamo obbligati a trattenerci. Sui social, non abbiamo questo riscontro immediato e ci lasciamo andare senza troppo ritegno.

Perché ci comportiamo così? C’è una ragione specifica? Siamo tutti inveterati narcisisti che godiamo nel mettere in mostra i nostri pensieri e i nostri sentimenti? La risposta è sì. Ma c’è un motivo di fondo: farlo fa sentire bene il nostro cervello.

La psicologa Diana Tamir dell’Università di Princeton ha condotto una ricerca per scoprire le cause di questo fenomeno ed è emerso che, quando i partecipanti all’esperimento sono stati invitati a parlare di se stessi, diverse aree del loro cervello sono diventate più attive. Tra queste, in particolare due regioni cerebrali nel sistema mesolimbico della dopamina che sono collegate ai sentimenti di piacere associati anche al buon cibo e persino al sesso.

Insomma, dobbiamo riconoscere che siamo quasi inesorabilmente attratti dal bisogno di parlare di noi stessi perché alla fine ci si sente meglio.

Al contrario, non abbiamo informazioni circa il piacere che molte persone provano a parlare (sparlare) di altri. Non esiste ancora una ricerca scientifica sul pettegolezzo e su quali aree del cervello riesca ad attivare tale pratica. Ma siamo certi che non appena lo scopriremo, ne rimarremo stupiti!

A parte le nostre battute, la ricerca di Diana è molto più seria e approfondita. Da una sua recente intervista, la ricercatrice ha affermato che quello che le interessa in particolare è “come funziona la capacità di immaginare, una delle cose più belle che gli umani hanno nella loro cassetta degli attrezzi mentale”.

La ricercatrice è affascinata dal fatto che gli esseri umani siano in grado di immaginare scenari ipotetici; possano pianificare il futuro; possano interpretare le menti degli altri. La scienziata è interessata a capire i processi cognitivi che consentono alle persone di proiettarsi in quell’infinito paesaggio di pensiero che è la creatività, l’invenzione, l’immaginazione, ecc. Un paesaggio che affascina tutti noi.