Ugo Perugini * –

 

Roberto d’Incau, headhunter, coach e fondatore di Lang&Partners, ha una sua precisa idea del successo, indipendente dalla posizione aziendale raggiunta o dalla ricchezza accumulata. Chi ha successo è la persona soddisfatta del lavoro che fa, che ha raggiunto l’obiettivo che si era riproposto, seguendo il suo “copione”, ottenendo felicità, senso di pienezza e continuando a emozionarsi, divertirsi, appassionarsi ogni giorno. In altri termini, la persona di successo è chi ha saputo conservare e valorizzare il proprio “Lato Bimbo”.

Ma cos’è questo “Lato Bimbo”? Lo si può analizzare dal punto di vista psicoanalitico, come fa Laura d’Onofrio, che ha curato la postfazione del libro, rifacendosi agli archetipi di Carl Jung, all’analisi transazionale di Berne o al Puer Aeternus di Hilmann che, in opposizione al Senex, che ci indica la strada dell’ordine, della continuità, della ragione, si affida al presentimento, è aperto al nuovo, alla scoperta, disposto a cambiare e, se il caso, a superare ogni limite.

D’Incau, però, tiene a precisare che il “Lato Bimbo” non ha nulla a che vedere con la sindrome di Peter Pan, che è soprattutto infantilismo, incapacità di rispettare le regole, di prendersi le necessarie responsabilità. Significa, al contrario, essere capaci di migliorare la consapevolezza della propria personalità, gestire al meglio i propri pensieri, le proprie emozioni e i propri comportamenti, coltivando positivamente le relazioni sociali e la comunicazione.

Tutti elementi che favoriscono la creatività, lo sviluppo del “pensiero laterale”, che insieme allo stupore e alla passione caratterizzano il comportamento dei bambini. Il “Lato Bimbo”, inoltre, ci aiuta a ritrovare la motivazione intrinseca, cioè quella molla che scatta quando qualcuno si impegna nel proprio lavoro non per ricevere riconoscimenti, premi o evitare critiche, ma perché vive il lavoro come un’avventura, da esplorare, scoprire, senza paura di confrontarsi con il nuovo. Elementi, questi, fondamentali, nella nostra società che sembra sempre più “paralizzata” dalla crisi.

Come scoprire il nostro “Lato Bimbo”? Occorre stare attenti, cogliere qualsiasi segnale che la vita e la nostra attività professionale ci invia. Esser pronti a quello che si definisce “insight”, cioè una improvvisa illuminazione che ci fa capire qual è la strada giusta che dovremmo percorrere. E non bisogna attendersi qualcosa che arriva dall’esterno ma, al contrario, ritrovare quello che già possediamo e cogliere il momento propizio per riappropriarsene, lasciando da parte la logica e la razionalità.

Il messaggio è rivolto soprattutto ai cinquantenni di oggi che attraversano periodi critici destabilizzanti, visto che il timore di finire “spiaggiati”, cioè di essere esclusi dal mondo professionale, in continua, rapida evoluzione, è concreta. La risposta non sta tanto nel curare il proprio aspetto estetico, cercando di mantenersi giovani, attraverso sport, diete, creme, chirurgia plastica, ma dedicarsi a migliorare il proprio aspetto interiore, recuperando il Lato Bimbo, cioè quella parte di noi che ci può dare il conforto e la carica necessari per affrontare il mondo.

Il libro, scritto con penna agile e scorrevole, affronta otto storie di vita vissuta nelle quali la scoperta del “Lato Bimbo” è servita a rifiutare il proprio “copione perdente” e a ritrovare il senso della vita, del lavoro e con esso anche il proprio equilibrio interiore e la propria felicità.

 

*da HRonline

Autore, Roberto D’Incau . Il lato bimbo
recensione, Ugo Perugini

Franco Angeli Editore