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di Maurizio Quarta

Siamo in un periodo in cui lo sport la fa da padrone: campionati di calcio, olimpiadi …

In Italia sono tante le discipline sportive cosiddette “minori”, se non addirittura “povere”: non hanno alle spalle ricche federazioni, i media se ne ricordano solo in occasione di prestigiose vittorie internazionali (quasi esclusivamente olimpiche), si reggono sull’entusiasmo e sulla passione dei praticanti e su tanto volontariato.

Il twirling, poi, sembra essere ancora più minore: non è ancora disciplina olimpica e si porta dietro un atavico problema di identità e di farsi capire e raccontare come sport. Se infatti parliamo di lotta libera o greco romana, più o meno tutti le identificano. Chi pratica il twirling invece deve ancora riferirsi ad altre identità sportive: in diverse occasioni l’ho sentito descrivere come “ginnastica ritmica col bastone” piuttosto che “majorette in versione sportiva”. C’è del vero in entrambe le cose, sia dal punto di vista tecnico che storico: per farla breve, diciamo che il twirling è un insieme di ginnastica, danza, musica.

Alcune occasioni ufficiali hanno confermato il potenziale di questo sport: palazzetto dello sport gremito in ogni ordine di posti, un grande entusiasmo e soprattutto una grande “freschezza”. A guardare i dettagli, c’era ben poco di minore, a partire dai costumi degli atleti, alle coreografie e ai contenuti tecnici. Unico neo, che riprenderemo più avanti: minima la componente di atleti maschi.

Il twirling è tendenzialmente sport di giovanissimi, soprattutto di giovanissime: in questo contesto, dove lo sport assume anche un importante ruolo formativo del carattere e della personalità, canalizzare entusiasmo e passione nei giusti modi è quasi una priorità, facendo giustamente assumere grande rilevanza all’aspetto etico e comportamentale.

Non a caso la Federazione Italiana (FITW) è stata la prima ad aver siglato un accordo ufficiale di sponsorizzazione etica con il Panathlon, associazione non governativa, vero e proprio “club service” (si intuisce la matrice rotariana) con finalità etiche e culturali che si propone di approfondire, divulgare e difendere i valori dello sport, inteso come strumento di formazione e di valorizzazione della persona e come veicolo di solidarietà tra gli uomini ed i popoli.

Come ha orgogliosamente dichiarato il Presidente Federale, si tratta di un accordo che “testimonia quanto la Federazione dia importanza al comportamento dei propri atleti, sul terreno di gara e fuori. Fare sport significa cercare ed ottenere il risultato ma farlo nel rispetto dei propri avversari e dei valori etici e morali che dovrebbero sempre guidare le azioni di ogni persona, ancora prima che di ogni agonista.”

L’impegno etico non vale solo per gli atleti, ma per tutti coloro che operano nel mondo del twirling, siano essi dirigenti, tecnici o giudici.

Qualche piccolo fatto a sostegno: l’entusiasmo e il trasporto con cui gli atleti interpretano l’inno nazionale, piuttosto che lo stesso menu alla cena conviviale tra sportivi e dirigenti. Segnale di un ambiente compatto senza quello scollamento tra strutture federali, spesso viste come la veste sportiva della politica, e praticanti che iniettano entusiasmo e passione.

Altro elemento che la Federazione sta utilizzando per far conoscere la disciplina ad un pubblico sempre più ampio è il Team Italia, la nostra nazionale maggiore, che si presta con grande disponibilità ad esibirsi in occasione delle diverse manifestazioni sul territorio.

E i risultati non mancano: ovunque si registra una grande empatia con il pubblico, ovazioni, ole e tifo quasi da stadio, grande emozione.

Soprattutto, riprendendo il tema etico, va sottolineato come i componenti del Team, da grandi individualità tecniche, abbiano accettato e saputo trasformarsi in una vera e propria squadra “capace di esaltarsi ed esaltare”.

C’è chi dice, non del tutto a torto, che le Federazioni si “pesano”: ovvero, al salto di qualità è necessario affiancare un significativo salto di quantità

In questo senso, la Federazione ha ancora di fronte a sé alcune grandi sfide da affrontare e gestire.

La prima sfida, sulla quale in realtà la Federazione nazionale ha poca influenza, è legata al riconoscimento olimpico della disciplina.

Il percorso è ancora lungo: il momento decisivo arriverà nel 2018, quando le due attuali Federazioni Mondiali si uniranno raggiungendo così il tetto dei 40 Stati aderenti, che permetterà automaticamente l’ingresso nello Sport Accord e il conseguente riconoscimento del twirling da parte del CIO.

Il passo successivo prevede richiesta di inserimento tra gli sport olimpici anche solo come disciplina dimostrativa nelle successive Olimpiadi estive.

La Federazione Italiana è parte attiva nel processo e sta da mesi lavorando al processo di unificazione (solo la FITW è riconosciuta dal CONI).

La seconda sfida è l’allargamento della base dei praticanti.

Dal confronto con alcuni dei paesi più significativi emergono grandi spazi di crescita:

•In Francia registriamo circa 10.000 atleti, con una percentuale maschile che supera il 10%.

•In Giappone, dove esistono anche Campus universitari in stile USA per il twirling, si registrano 30.000 unità, con oltre il 15% di maschi.

Abbiamo quindi un problema di quote azzurre: il twirling, forse per motivi storici legati al fenomeno delle majorette, viene ancora visto, almeno in Italia, come sport eminentemente femminile.

Sarebbe logico aspettarsi una campagna di comunicazione rivolta ad atleti maschi, giocando magari sul leit motiv delle quota rosa oggi sicuramente di moda e di appeal mediatico.

Un’altra sfida “quantitativa” emerge da una veloce analisi sociografica dei praticanti: oggi il twirling appare assente dalle grandi città e sembra avere un suo bacino naturale nei contesti del cosiddetto hinterland. Il Team Italia, supportato da un’adeguata e coerente campagna di marketing, potrebbe rappresentare una buona chiave di ingresso.

Per uno sport “minore”, puntare però indiscriminatamente alla crescita quantitativa può snaturarne le valenze positive di base, a meno che non si sappia comunque continuare sulla strada sin qui seguita, capace di far convivere elevata spettacolarità con una dimensione di fondo umana e un’anima fortemente popolare.