Ugo Canonici –

Avevo un capo, tanto tempo fa, che, per sottolineare che una persona si era adagiata nel suo lavoro e che faceva ben pochi sforzi per raggiungere dei risultati che le situazioni al contorno gli “regalavano”, soleva dire la frase del titolo.

A me sta tornando in mente sempre più di frequente in questo periodo di tensione e difficoltà, in cui ognuno invece dovrebbe tirare fuori il meglio di sé.

Faccio alcuni esempi. I consulenti professionali. Quando le cose andavano bene e tutto sommato le situazioni erano ripetitive e abbastanza scontate, apparivano come grandi soloni che pontificavano. E sembravano dei maghi che sapevano risolvere tutto, o quasi.

Adesso che bisognerebbe mostrare gli attributi, la preparazione e anche un po’ di fantasia, non tutti, ovviamente, ma alcuni di essi continuano a comportarsi come prima e ti accorgi che non ti risolvono veramente i problemi. E il consiglio non è sempre quello giusto. Gli avvocati, per esempio (non tutti e bla bla).

Prima ti davano il consiglio giusto e, se la cosa si poteva risolvere bonariamente, ti invitavano a farlo. Oggi l’aria è quella della guerra perché questo implica un loro coinvolgimento che porta ad una parcella. Magari si tratta solo di scrivere una lettera e la parcella non è fantastica, ma c’è.

Il consulente finanziario/amministrativo/contabile che ha passato una vita a vivere di rendita, ora che tira aria di restrizioni (non tutti …..) è il primo a ronzare attorno ai tribunali per non rischiare di perdere il “colpo”.

Ma, cambiando il settore, anche tutta l’intermediazione (o quasi tutta) dovrebbe riflettere sul tipo di servizio che oggi è richiesto. Che è molto, ma molto diverso, rispetto a quello di cui ci si accontentava ieri. E allora dovrebbero capire che il “burro” sta finendo e rimeditare il tutto. Le agenzie di ogni settore, gli intermediari indipendentemente dal valore che stanno trattando, il commercio.

Qualcuno glielo dica che è arrivato internet e che i giovani crescono. Va bene che siamo ancora un bel numero noi, renitenti al nuovo. Ma il numero, per una immutabile legge della vita, si sta assottigliando. Mentre gli altri, quelli più svegli, aumentano.

E l’e-commerce sa offrire molto di più. O almeno, se non altro in termini di costo e di scelta, molto meglio. Mancherà forse il sorriso di chi sta dietro il banco (sic!) ma uno se ne può fare una ragione.

E le aziende? Prima avevano imparato a lanciare il messaggio, magari ben fatto, magari accattivante, a organizzare con attenzione la distribuzione e poi potevano aspettare comodamente seduti.

Oggi, fatto quanto sopra, devi continuare a “pasturare”, a “strappettare” l’amo con l’occhio vigile e a non perdere il momento del colpo rapido da infliggere alla canna da pesca. Senza distrarre un momento l’attenzione da quel pesce che una volta era considerato “boccalone” e adesso invece vuol capire la differenza tra il cibo e l’esca.

Potrei continuare con altri esempi, ma ognuno di voi ha i suoi su cui riflettere. E per i quali sperare che cambino i comportamenti adeguandosi al nuovo ambiente.

Facciamo sapere a tutti che il burro sta finendo. E che, se proprio ci vogliono mettere qualcosa, ci mettano la faccia. Tanto …