La classifica Webranking sulla trasparenza digitale incorona Eni (con 93,2 punti su 100). A seguire la finlandese Wärtsilä in seconda posizione (92,5) e Snam in terza (91,3). La grande trasparenza nella comunicazione delle aziende quotate italiane viene dimostrata anche da Terna (5°posto), Generali (6°) e Prysmian (10°) che entrano nella Top 10 della classifica.

La 22° edizione della ricerca Webranking stilata dal Comprend in collaborazione con Lundquist include 25 aziende italiane. La ricerca valuta la trasparenza corporate digitale e analizza le 500 più grandi società in Europa per capitalizzazione di mercato. Il punteggio medio delle italiane aumenta di ben 6,6 punti, raggiungendo 59,4 punti, rispetto al dato europeo che si attesta a 47,2 punti.

I risultati eccellenti di quest’anno annullano il gap con l’Europa. Eni, sul podio per l’undicesimo anno consecutivo e Snam, che si piazza tra i primi tre per il quinto anno di seguito, confermano il loro impegno costante nel soddisfare le richieste degli stakeholder.

Un anno record per le società italiane 
Se consideriamo nell’insieme tutte le 800 società analizzate in Europa (includendo tutte le classifiche di paese), le aziende italiane migliorano ulteriormente. Cattolica Assicurazioni e Pirelli sono best improver a livello europeo, registrano infatti un aumento di punteggio da record: +52,1 e +53,3 rispettivamente. Altri significativi miglioramenti riguardano Italgas (+29,5), Coima Res (+25,8) e Moncler (+22,1).

Gruppo Hera, la multi-utility di Bologna, non rientra tra le 500 società nella classifica Europea ma ottiene un punteggio di 91,7 (secondo posto in Italia) dimostrando che anche le società di dimensioni più contenute possono ottenere dei risultati eccezionali. Confermano questo trend Mondadori (91 punti), Pirelli (87) e Salini Impregilio (82,2).

Una svolta per le società italiane

Le performance registrate quest’anno dalle aziende italiane segnano un punto di svolta. Le principali società quotate sembrano ormai consapevoli della necessità di essere trasparenti e dell’importanza del digitale come strumento di comunicazione.

Ora la sfida è quella di andare oltre la trasparenza formale. I top manager devono assicurarsi che visione e strategia di business siano comunicate in modo efficace. Sul proprio sito corporate, il punto di riferimento per tutti gli stakeholder, infatti, quasi la metà delle aziende nel campione italiano non presenta la propria strategia e soltanto un quarto dichiara gli obiettivi finanziari. Emblematico della scarsa volontà di “metterci la faccia” e assumere impegni concreti è il fatto che in più della metà dei siti delle aziende italiane i profili dei top manager non vengono corredati da foto.

“La recente direttiva europea è certamente responsabile della maggiore attenzione verso gli aspetti non finanziari. Tuttavia, non abbiamo notato segnali positivi provenienti dalle società dal punto di vista della presentazione della strategia e degli impegni legati alla sostenibilità. Dall’analisi emerge che in Italia la direttiva ha spostato l’attenzione delle aziende verso la rendicontazione degli aspetti non finanziari, senza riuscire a spingerle a tradurre le proprie priorità in obiettivi strategici e azioni concrete” – commenta Joakim Lundquist, CEO di Lundquist

La nuova ricerca .trust (“dot trust”) di Lundquist

Per affrontare in modo puntuale queste nuove sfide, Lundquist quest’anno ha lanciato la nuova ricerca .trust(pronunciato “dot trust”) che sposta il focus dalla mera trasparenza alla capacità delle aziende di raccontare il brand e il proprio business, comunicare la leadership e creare fiducia presso gli interlocutori. La ricerca rappresenta l’evoluzione del programma di ricerca di Lundquist dedicato all’analisi della comunicazione delle principali società quotate e non quotate.

La prima edizione di Lundquist.trust ha preso in considerazione le 81 maggiori aziende non quotate italiane per fatturato, numero di dipendenti, peso sul sistema paese e rappresentatività del marchio (icone del Made in Italy).

 

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