Di Pier Giorgio Cozzi

La barriera che separa chi usa il computer e chi no spesso è originata dalle istituzioni che dovrebbero promuoverne l’utilizzo proponendo piani di formazione mirati alle varie categorie di utenti.

Seppur da poco, sono entrato anch’io nella categoria dei percettori di pensione di anzianità. L’età e l’esperienza però (sono nato con il telefono a muro con disco combinatore, l’Olivetti 33 e la telescrivente) non mi fanno velo quando si tratti di adattarmi al ‘progresso tecnologico’ (leggi: Ict e i suoi strumenti). Perciò non stupii quando, alcune settimane or sono ricevetti dall’Inps, ente erogatore dei sudati contributi di una vita di lavoro, l’invito a dotarmi – on line – di un Pin e di una casella di posta certificata che mi avrebbero consentito di «stabilire un canale di comunicazioni elettroniche certificate con la Pubblica Amministrazione, con valenza legale pari a quella di una tradizionale lettera raccomandata con ricevuta di ritorno». Con la medesima circolare – cartacea – mi si informava che nel corso del 2011 (vaghezza tipica della PA, siamo già a metà anno) potrò ottenere quel collegamento on-line che – in molti lo sosteniamo su questo giornale – ha tra i suoi pregi, oltre all’interattività, il tempo reale, e così consultare le informazioni che mi riguardano e corrispondendo con l’Ente nazionale di previdenza sociale con la sola modalità prevista oltre al telefono (numero verde): il Web.
Seguo la procedura, mi collego dal mio pc con il sito indicatomi, inserisco il codice fiscale, compilo tutti i campi richiesti, telefono cellulare incluso.

Dopo 48 ore ricevo sullo schermo del mio Blackberry la risposta dell’Ente, che mi fornisce (per comprensibili ragioni di sicurezza) solo metà del mio PIN, e che mi informa che “nel giro di una decina di giorni” sarei stato contattato telefonicamente da un funzionario che mi avrebbe fornito l’altra metà del codice alfanumerico, grazie al quale avrei potuto continuare il processo di ‘accreditamento’ descritto più sopra. Telefonata che puntualmente è arrivata un venerdì pomeriggio di un paio di settimane dopo il primo accesso online, per altro non risolutiva; per un inspiegabile ragione, il mio anonimo interlocutore – numero telefonico riservato (di me invece sanno tutto!) – concludeva la telefonata dichiarando che quanto in suo possesso «non bastava» e che, dunque, sarei stato richiamato nuovamente «tra una decina di giorni». Cosa regolarmente accaduta, inclusa la promessa che nello spazio temporale di ‘una decina di giorni’ avrei ricevuto a mezzo posta, dunque in versione cartacea, quanto mancante a completare il famoso PIN.
Mai dire mail
La lettura della cronaca di pagina 21 Corriere della Sera del 27 giugno, poi, mi ha ulteriormente preoccupato. Delle sorti della mia richiesta. E di quelle del mio Paese. Nel senso che non sembra esser solo l’Ente previdenziale a favorire il digital divide nazionale. Sentite qua: «Secondo il Consiglio di Stato aprire un pdf richiede troppo tempo. Difficile leggere le mail. E i prof ingolfano le poste. No al computer, concorso da 25 milioni di pagine» (poco meno dell’intero patrimonio della Biblioteca vaticana, scrive con arguta ironia Lorenzo Salvia informando i suoi lettori di una disputa che riguarda i concorsi da professore universitario previsti in autunno, che coinvolge 180 commissioni e oltre 25 mila candidati impegnati a spedire alla commissione almeno 12 pubblicazioni. Motivo per cui il ministero dell’Università aveva indicato nel decreto che «le domande, corredate da titoli e pubblicazioni scientifiche sono presentate per via telematica», ovvero: una mail certificata e un pdf allegato.
Bocciato. Con questa motivazione consiliare: «La trasmissione informatica può diventare troppo onerosa e richiedere tempi di confezionamento e lettura più lunghi» rispetto a quella «in formato cartaceo». Si è così aperto un dibattito, ovviamente su carta, tra ministero e Consiglio di Stato, che invito a leggere sulla pagina del quotidiano per non privarvi delle sorprendenti motivazioni sottese al rifiuto irremovibile, opposto ai vantaggi persino economici (8 milioni di euro) della soluzione informatica.
E pensare che ogni due per tre dalle stesse stanze del potere in cui albergano i due bracci dell’Amministrazione citati si levano alti lai perché i cittadini italiani ancora non dispongono della banda larga!
Incidentalmente, qualche pagina prima la stessa testata ospitava un grande annuncio di ricerca di personale: Il Corriere della Sera cerca giovani redattori da inserire nelle proprie redazioni giornalistiche. Tra i requisiti richiesti: fluente conoscenza di almeno due lingue straniere, buona capacità di utilizzo dei principali software applicativi in ambiente Windows, ottima conoscenza e utilizzo corrente di canali multimediali e online (video, blog, forum, social network…). Per candidarti online vai su: (segue l’Url d’interesse) compila il form e allega un cv in formato pdf.
No comment.
Però sono sicuro che, ispirati dai due esempi di attualità della PA nostrana, i nostri lettori, operatori e fornitori di servizi della meeting industry, si precipiteranno a prelevare dai ripostigli dove li avevano nascosti flip chart e pennarelli multicolori. Cosa che farò anch’io. In attesa di annullare il mio personale digital divide (si legge divàid, all’inglese).