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Windows 7 is part of the Windows NT family of operating systems. Developed by Microsoft, Windows 7 is basically the same as Windows Vista. However, it has entirely different graphics. office business 2016 key
Following are some of the awesome features of Windows 10 that you will be able to enjoy after activating it using Windows 10 activator windows 7 professional 32 bit key
After a lot of disappointment about the loss of the start menu in Windows 8, the start menu is back. It has a tile appearance in the same way that we saw the start page emerge in Windows 8 and that also allows for the touch screen opportunities of the OS. windows 10 pro key
You may be asked to enter a product key later in the process, too–if you are, just look for a similar small link to skip that screen. windows 10 pro key
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windows 7 ultimate 64 bit product keyJust begin the installation process and install Windows 10 like you normally would.

Pier Giorgio Cozzi,

 

Un tempo si parlava tanto, anche rilevando dati e tendenze del mercato italiano dei viaggi d’affari e sollecitando la sensibilità ecologica sempre attuale nel dibattito pubblico e legislativo, di un argomento decisivo per l’economia aziendale: la mobilità sostenibile.

Ovvero: quanto le aziende sono realmente convinte della necessità di introdurre logiche eco-compatibili nelle loro politiche di mobilità? E in che misura riescono effettivamente a tradurre in pratica i loro propositi virtuosi? Oggi sorge spontanea la domanda: è ancora realistico per le imprese, i loro manager e i loro consulenti cercare di percorrere la strada della green policy nei viaggi d’affari? Ovvero, che cosa “veramente” rappresenta quest’opzione?

Nonostante la generale disponibilità delle aziende a prendere in considerazione criteri green nella costruzione delle travel policy, nella pratica la paura di mettere in discussione logiche consolidate si associa agli sforzi per tenere sotto controllo i costi, facendo passare in secondo piano l’urgenza di monitorare l’impatto ambientale generato dalle proprie trasferte. Il risultato è un divario tra gli intenti dichiarati e le politiche effettivamente attuate, anche a causa di una generale carenza di competenze, conoscenze e strumenti che supportino le imprese nella – lunga – strada che ancora resta da percorrere.

In particolare una ricerca di qualche tempo fa ci rivela i punti salienti che sostengono la tesi delle difficoltà a praticare (per ora) la scelta green:

  • la maggioranza degli intervistati – il 66% – ha rivelato che la propria azienda non ha messo in atto alcun accorgimento per rendere sostenibile la gestione dei viaggi d’affari;
  • la maggior parte delle aziende interpellate, inoltre, si dichiara disponibile ad affrontare anche qualche sacrificio – in termini economici o di comodità – pur di rendere più sostenibili e responsabili le proprie politiche di viaggio: se il 32% parla genericamente di “modificare le proprie abitudini in trasferta”;
  • i buoni propositi si scontrano molto spesso con le difficoltà di una loro effettiva messa in pratica: è significativo, ad esempio, che il 55% degli intervistati non utilizzi nessuno strumento di rendicontazione delle emissioni di CO2, mentre il 21,74% ammette di non considerare le emissioni di anidride carbonica come parametri di cui tener conto nella pianificazione delle scelte d’acquisto per il travel, in aggiunta alle tradizionali variabili di costo, velocità e comfort (Commento: come si vede, vince ancora l’economia “reale”, concreta, tangibile);
  • per quanto riguarda gli hotel, vi è una carenza di informazioni e di chiarezza su quali siano gli elementi in grado di fare la differenza nel processo di selezione secondo criteri di sostenibilità: quasi il 70% degli intervistati dichiara di non sapere quali siano i comportamenti che una struttura alberghiera dovrebbe attivare per essere eco-sostenibile e addirittura il 96% afferma di non adottare alcun criterio specifico per selezionare le strutture alberghiere secondo un’ottica di eco-compatibilità. Anche sulle certificazioni ambientali, che attestano l’effettiva messa in pratica di comportamenti eco-compatibili da parte degli hotel, emerge una certa genericità informativa: la maggior parte degli intervistati – oltre il 35% – dichiara di non conoscerle affatto, mentre il 39% ne ha solo sentito parlare.

Provando a indagare sulle possibili cause di questo ritardo, conclude l’indagine, “sono emersi elementi piuttosto frammentati e diversificati. Com’era prevedibile, il primo fattore citato è quello economico: quasi il 24% degli intervistati ammette il timore che la sostenibilità comporti necessariamente maggiori costi d’acquisto. A seguire (18%) viene segnalata l’oggettiva difficoltà di individuare fornitori di servizi effettivamente specializzati che includano, nella propria offerta, anche dei buoni strumenti per la costruzione di una green travel policy efficace. A mancare, nel 15% dei casi, è una cultura aziendale della sostenibilità condivisa da dipendenti e collaboratori, e spesso questo comporta delle difficoltà a raggiungere il consenso interno sulla definizione della politica da adottare. Inoltre, se da un lato si lamenta l’assenza delle necessarie competenze da parte del personale interno (12%), d’altro canto anche il mercato offre poca possibilità di reperire le necessarie informazioni tecniche o legislative (8%). Il risultato è un generale immobilismo (denunciato dal 7% degli intervistati), dovuto sostanzialmente al timore di affrontare tutte le incognite che un cambiamento di prospettiva potrebbe comportare”.

In quelle condizioni il rischio è che la “green policy” sia solamente una sovrastruttura. Con i suoi costi. Oppure uno strumento di vendita per distinguersi dai concorrenti (discorso valido tanto per i clienti… che per i loro consulenti). Convengo con i ricercatori: “è lunga la strada per Tipperary”. Chissà se sarà poi anche quella giusta per le aziende, oltre che (realmente?) efficace per l’ambiente.