Dobbiamo sempre ricordare che in una società inclusiva e non discriminatoria le persone valgono per ciò che sono e non per quello che sono capaci di fare. Le persone con Sindrome di Down possono lavorare benissimo, fare sport, vivere alla grande e anche avere successo.
 
Ora più che mai vanno ripensate le attività a loro destinate, che sostengano le loro peculiarità e le famiglie che li accompagnano. In Italia ci sono circa 40 mila persone con Sindrome di Down, senza particolare disparità tra maschi e femmine.

La loro aspettativa di vita, in Italia così come all’estero, è di 62 anni e oggi ben il 60 % di loro è maggiorenne.
Abbiamo assistito a grandi cambiamenti negli ultimi anni; la stragrande maggioranza legge e scrive. Non devono abbandonare il loro percorso scolastico! E invece è allarme. Decine di centri diurni, per esempio in Puglia, rischiano la chiusura a seguito delle ripercussioni provocate dalla pandemia Covid-19 che ha limitato le attività.

A lanciare l’allerta in Commissione Sanità sono stati pochi giorni fa i rappresentanti di Aipd, Associazione Italiana Persone Down della sezione di Brindisi.
Ma per molti dei pazienti si tratterebbe di perdere quella che viene considerata la loro vera casa, quella nella quale ormai da diversi anni trascorrono parte della loro giornata tra attività sociali e sedute riabilitative.

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