Se da un lato gli italiani sono sempre più attenti all’alimentazione e al mangiare sano, dall’altro, le aziende si impegnano a fornire loro prodotti non solo di qualità ma che rispettino l’Ambiente.

Questo è l’impegno anche di Isola Bio,che nasce per offrire prodotti biologici, 100% vegetali e sostenibili. Ed oggi la responsabilità è ancora maggiore con l’introduzione della nuova bevanda vegetale Avena Mandorla.

Per essa, infatti, Isola Bio ha aderito ad una filiera dell’Avena rispettosa della Biodiversità che segue pratiche agricole in grado di favorire la conservazione della biodiversità negli spazi coltivati.

Assenza di agenti chimici per tutelare le specie che vivono nelle piantagioni,  diversificazione e complementarietà delle specie coltivate per assicurare la fertilità del suolo, abbinamento di agricoltura cerealicola ed allevamento per una concimazione organica, lunghe rotazioni delle specie vegetali in appezzamenti di terreno piccoli, recintati con barriere naturali: ècosì che Isola Bio si prende cura della salute dell’ecosistema in cui coltiva la sua avena.

Isola Bio si pone l’obiettivo di accompagnare tutta la famiglia verso un’alimentazione sana in armonia con la Natura. Questo è possibile grazie ad una filiera agricola di oltre 700 ettari, dalle campagne pianeggianti del Veneto, alle grandi vallate del Molise. Attraverso la Società Agricola “La Goccia”, Abafoods, di cui fa parte Isola Bio, unisce terreni di proprietà in cui 35 agricoltori coltivano biologicamente e con passione, Avena, Farro, Miglio, Orzo e Sorgo: i cereali italiani da bere di Isola Bio.

Un tipo di coltivazione che rispetta l’Ambiente e i bioritmi della Natura, in terre incontaminate di aperta campagna e senza l’uso di OGM o pesticidi. Questo testimonia un impegno pionieristico nei confronti della salute nostra e del Pianeta, garantito dalla qualità che racconta l’amore per il biologico vero. Isola Bio si distingue per la sua sostenibilità e per neutralizzare la propria impronta ambientale, utilizzando un’energia di tipo green. Nella fase di produzione delle bevande vegetali, il calore si trasforma in energia “verde” tramite cogenerazione, che serve ad autoalimentare il processo insieme ai pannelli fotovoltaici installati sui tetti. Le acque impiegate per la produzione delle bevande, infine, sono a “chilometro zero”: estratte da pozzi artesiani interni, vengono purificate, controllate e restituite alla terra per l’irrigazione delle aree agricole circostanti.

Rossella Digiacomo

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