Avete notato anche voi che sempre di più anche le persone come noi (cioè non atleti professionisti) si iscrivono alle competizioni sportive? Tra i tanti anche io ho appena partecipato alla Polimi Run, la mia prima 10km.
L’intuizione ci è venuta guardando Physical Italia. Per chi non lo avesse visto, si tratta di un programma uscito su Netflix dove cento concorrenti tra atleti di discipline diverse, fitness influencer e personaggi del mondo dello spettacolo affrontano prove durissime e poi uno solo di loro vincerà.

Ma la cosa che ci ha colpito di più di tutto questo è che sui social stanno spopolando video di persone normalissime che da casa provano le sfide appena viste nel programma. E anche se è chiaro che è solo per gioco viene voglia di tentare.
E alla fine dei conti è proprio questa curiosità che ci sta avvicinando allo sport. Se ci fate caso lo stesso è successo con la corsa e con l’Hyrox.
Ma cosa c’è che ci attrae così tanto di queste competizioni?
Un indizio arriva dall’indagine di Strava del 2025: gli intervistati della Gen Z sono il 75% più propensi rispetto a quelli della Gen X a indicare una gara come principale motivazione per allenarsi.
E devo dire che mi ci ritrovo, un conto è dire ci provo ogni tanto, un altro è avere un obiettivo da raggiungere entro una data precisa. E questo obiettivo mi ha dato quella spinta in più per uscire e almeno provarci.
Una possibile spiegazione di questo meccanismo è quello che in psicologia si chiama bisogno di competenza. Detto più semplicemente, ci piace sentirci capaci di fare qualcosa e accorgerci che stiamo migliorando. E quando hai una gara da preparare monitori costantemente i tuoi obiettivi e festeggi i tuoi traguardi, anche quelli più piccoli.
Parlando con le persone alla PolimiRun, poi, è venuta fuori un’altra ragione per partecipare: la voglia di stare insieme. C’è chi si è iscritto «per l’ambiente e l’atmosfera», chi per «correre con gli amici» e chi, scherzando, «per la birra all’arrivo».
E in effetti, quando corri per Milano e attorno a te vedi tante persone con la tua stessa maglietta, un po’ ti senti parte di qualcosa. Anche se non vi siete mai rivolti la parola, in quel momento state facendo la stessa cosa.
Io ho corso con mio papà e mia sorella e, contro ogni aspettativa, sono arrivata alla fine dei dieci chilometri. Il giorno prima non sapevo nemmeno se avrei partecipato, quindi per me era un risultato tutt’altro che scontato. E del tempo che ho fatto nemmeno mi importava.
Credo che da sola sarebbe stato molto più difficile. Avere loro accanto e vedere tutte quelle persone impegnate nella stessa corsa mi ha dato una motivazione che non mi aspettavo. Quella distanza mi sembrava più affrontabile e alla fine sono riuscita a fare qualcosa che pensavo fosse più grande di me.
È questo che mi porto a casa dalla giornata. Siamo abituati a parlare di sport pensando a come migliorarci, ad allenamenti da seguire e risultati da raggiungere. Poi vai a una corsa e scopri che tante persone sono lì per passare del tempo con gli amici, godersi l’atmosfera e magari bere una birra insieme all’arrivo.
Mi chiedo se parte della voglia di partecipare nasca proprio da qui: dalla possibilità di vivere lo sport con un po’ meno pressione e farne un’occasione per stare insieme. Un obiettivo può darci la spinta per iscriverci, ma è anche il piacere di condividere l’esperienza che può farci venire voglia di rifarlo.



