Settembre è il nuovo gennaio. Ma perché deve iniziare già ad agosto?

Ormai lo sappiamo, lo abbiamo sentito e risentito in queste settimane: settembre, per molti, è da considerarsi il nuovo gennaio. E devo dire che per molto tempo è stato così anche per me. Quest’anno, però, ho notato qualcosa di diverso, l’altra faccia della medaglia che ancora in pochi raccontano.

Il tema del September reset ha sicuramente presa, e questo ha a che fare anche con un meccanismo psicologico. Si chiama fresh start effect: secondo uno studio diventato un riferimento sul tema, tendiamo a essere più motivati a perseguire nuovi obiettivi in corrispondenza di quelli che i ricercatori chiamano temporal landmarks, momenti che nella nostra testa segnano l’inizio di un nuovo periodo. E per questo settembre, si presta particolarmente bene.

Il “problema” arriva però quando, già ad agosto, mentre siamo sotto l’ombrellone e il nostro unico pensiero è come concludere la Settimana Enigmistica e cosa mangiare a cena, appena prendiamo il telefono, iniziamo a essere bombardati da contenuti sulla ripartenza: morning routine per tornare produttivi, September reset essentials, meal prep, palestra, skincare, decluttering e liste di obiettivi per “rimettersi in carreggiata”.

E così, sempre di più, accanto a chi non vede l’ora di ricominciare ci sono anche quelli che, come me quest’anno, rivendicano il diritto di godersi fino all’ultimo secondo di quella rarissima sensazione di spensieratezza, senza sentir parlare di settembre neanche per sbaglio.

Ma quindi quando è il momento giusto per parlare di settembre?

Dal punto di vista dell’azienda ha perfettamente senso anticipare. Se a settembre le persone rientrano in palestra, comprano materiale scolastico, ricominciano skincare, organizzazione e alimentazione, il brand vuole essere presente prima che quella decisione venga presa.

E infatti il calendario commerciale si sta allungando parecchio. il Wall Street Journal parla esplicitamente di una progressiva anticipazione delle stagioni commerciali, utile ai retailer sia per intercettare prima la domanda sia per distribuire le vendite su una finestra più ampia.

Ma se per il marketing agosto è già considerato come “pre-settembre”. Per chi lo sta vivendo, agosto potrebbe essere semplicemente agosto. Sicuramente c’è chi aspetta il rientro con fremito ma c’è anche chi fino all’ultimo secondo non ne vuole sentire parlare. Come possono quindi i brand capire qual è il momento, e soprattutto il modo, giusto per inserirsi in questa ripartenza?

Per capirlo abbiamo intervistato Arianna Primavera, founder di PrimaVera Agenda

Il suo progetto ha una particolarità che, per questo articolo, casca davvero a pennello: l’anno nelle sue agende comincia a settembre. E Arianna ci ha detto essere “il modo per ritornare un po’ bambini, e ricordare quella sensazione quando con la mamma andavamo a prendere il diario nuovo per la scuola.”

Ma come fa un brand come il suo, che ruota tutto attorno al tema dell’organizzazione, a comunicare anche a chi sente la pressione del rientro?

“L’unica critica che viene fatta è riguardo la pressione di dover riempire le pagine con chissà che cosa: iniziare un nuovo progetto, andare dieci volte in palestra eccetera. E questo non è assolutamente quello che vogliamo promuovere con PrimaVera Agenda. Quindi come abbiamo fatto per comunicarlo al meglio? Contrastando questo concetto anche in modo visivo.” 

Da questa esigenza è nata la campagna “La Vacanza Italiana”.
Lo sfondo degli scatti funziona proprio perché in dissonanza con l’immaginario che abbiamo in mente quando immaginiamo di compilare un’agenda.
La scelta di utilizzare un materasso in mezzo al mare, una discoteca con fuochi d’artificio è proprio finalizzata a comunicare che in agenda puoi annotare anche i momenti per te, i momenti di relax come quelli di divertimento.

Arianna infatti ci racconta questo mondo da una prospettiva diversa da quella a cui siamo abituati.

“Abbiamo costantemente la mente invasa da tanti pensieri che cerchiamo di riorganizzare, però sono tanti e facciamo fatica a starci dietro, se io tutte queste intenzioni le metto su carta libero la mia testa da tutto quel peso.”

La carta, rende visibile anche un’altra cosa. Lei per esempio associa colori diversi alle varie aree della sua vita. In questo modo, guardando l’agenda, riesce immediatamente a capire quanto spazio sta dedicando a ciascuna. E soprattutto, se tutto quello che vorremmo fare non entra fisicamente nella pagina, forse è già un segnale.

“Se mettendo tutto su carta vedo che non c’è fisicamente spazio, vuol dire che forse il programma che ho fatto è irrealistico e devo rallentare, ci deve essere spazio per ciò che è importante per noi .”

Devo ammettere che, dopo questa chiacchierata, anche io, che come vi avevo detto quest’anno di organizzazione non ne volevo proprio sentire parlare, ho iniziato a vedere le cose un po’ diversamente. Forse questo può essere un buon modo per bilanciare l’arrivo di settembre, che purtroppo non possiamo rimandare, con la voglia di continuare a goderci il più possibile i momenti di svago.

Su di me questa campagna ha sicuramente centrato il segno. E su di voi?

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